Articoli in evidenza:

martedì, novembre 04, 2008

Bollettino della Vittoria 4 Novembre 1918



In questo splendido video si ascolta il Bollettino della Vittoria del 4 novembre 1918 dalla voce del Generale Armando Diaz.

Il Bollettino della Vittoria è il documento ufficiale emesso dal Comando Supremo del Regio Esercito Italiano che annunciava la disfatta nemica e la vittoria dell'Italia nella Prima Guerra Mondiale.

Il testo, fuso nel bronzo delle artiglierie catturate al nemico, è esposto in tutte le Caserme e i Municipi d'Italia.

Si può anche leggere il testo del Bollettino sul sito dell'Esercito Italiano.

lunedì, novembre 03, 2008

4 novembre 1918

Vittorio Emanuele III portava alla vittoria l’Italia

.

La prima pagina de “La Domenica del Corriere” dopo la Vittoria.

Il 4 novembre 1918, si concludeva vittoriosamente la Prima Guerra Mondiale, che segnava la sconfitta e la conseguente scomparsa degli Imperi Austro-Ungarico e Germanico.

Fu essenziale l’opera silenziosa e tenace di Vittorio Emanuele III, che instancabile percorreva il fronte al fine di rendersi esatto conto della situazione militare e di accertare quali fossero le reali condizioni di vita delle truppe ed il loro morale senza ricorrere ad intermediari.
“Il Re si assunse l’incarico quotidiano di accorrere personalmente ovunque lo credesse necessario” scrisse il Marchese Solaro del Borgo, che gli era stato compagno d’armi e ancora “nessuno con maggiore competenza potè suggerire rinunce e modifiche e deliberazioni di particolare importanza: e nessuno, in conseguenza avrebbe potuto, meglio di quel ch’Egli fece, servire in momenti eccezionalmente delicati gli interessi del Paese, con efficacia della quale la gran massa del Paese stesso ignora e non immagina la portata”.
Le visite del Re sollevavano il morale della truppa, per la quale Egli era diventato il simbolo vivente della Patria.

Ma dove veramente le doti del Sovrano emersero l’8 novembre 1917 al Convegno di Peschiera, allorché seppe esporre la situazione militare con assoluta padronanza e con una assoluta fiducia nel nostro Esercito.
Potè così imporre agli Alleati il proprio punto di vista: la difesa della linea del Piave senza ulteriori arretramenti.
Da quel momento la direzione della guerra ritornò nelle mani del Re e tutti gli Italiani si strinsero attorno a Casa Savoia.

Fermato il nemico, dopo una serie di furiose battaglie il nemico venne ricacciato al di là del Basso Piave nel luglio ’18.
A ottobre l’Italia scatenò l’offensiva finale, poi chiamata battaglia di Vittorio Veneto, che portò all’annientamento dell’esercito austriaco ed alla successiva caduta dell’Impero.

L’Italia grazie alla guida illuminata di Re Vittorio Emanuele III aveva vinto la guerra e conquistato gli ultimi territori ancora sotto la dominazione straniera.
Si compiva così l’Unità d’Italia, realizzata da Casa Savoia attraverso secoli di guerre e di conquiste, unità territoriale, ma soprattutto morale, poiché tutti gli Italiani, senza distinzione di parte o di origine, si erano trovati concordi nell’affrontare i pericoli ed i disagi della guerra.

La repubblica italiana, consapevole dell'importanza della guida di Re Vittorio Emanuele III per la vittoria, ha cercato di snobbare il 4 novembre 1918.
Ecco così la vulgata repubblicana considerare la prima guerra mondiale un massacro, una "vittoria militare" che portò al fascismo, ad altre guerre, ad altri morti ...
Tutto falso, solo propaganda.

In realtà questa festa ci appartiene, fa parte della memoria profonda del Paese.
Attraverso un evento traumatico eppure grandioso - appunto questa Nostra Guerra - gli italiani si sono finalmente sentiti uniti, la vittoria trasformò un paese appena unito in una vera e propria nazione.

Il 4 novembre 1918 ha permesso il compimento del Risorgimento nazionale

In quest’ora solenne ricordiamo i Caduti il cui esempio deve guidare gli italiani.
I Caduti non muoiono sui campi di battaglia e non spariscono nei sacrari, ma soltanto quando sono dimenticati !

Link
In questo splendido video si ascolta il Bollettino della Vittoria 4 Novembre 1918 dalla voce del Generale Armando Diaz.

domenica, novembre 02, 2008

commemorazione, esilio, savoia


Re Umberto II davanti alla tomba di Re Vittorio Emanuele III (ambedue in esilio anche da morti)

La Commemorazione di Tutti i Fedeli Defunti, chiamata anche Giorno dei Morti, è una ricorrenza della Chiesa cattolica e celebrata il 2 novembre di ogni anno. Nel calendario liturgico segue la festività di Ognissanti, che ricorre infatti l'1 novembre.

Questa commemorazione risponde ad una esigenza umana e sacra di ricordare i propri cari e dare un senso alla vita ed alla morte.

Evidentemente tutti hanno il diritto di pregare e deporre fiori sulle tombe dei Loro cari e quindi lo Stato dovrebbe sempre aiutare i cittadini a compiere questo gesto.

Però non tutti gli italiani possono posare le proprie spoglie sul loro paese visto che la repubblica italiana ha vietato ad alcuni Sovrani Italiani di essere sepolti in Italia.
Ricordiamo:
S.M. Vittorio Emanuele III, morto il 28 dicembre 1947 sepolto in Egitto
S.M. Elena di Savoia morta il 28 nov 1953 sepolta in Francia
S.M. Umberto II morto il 19 marzo 1983 sepolto in Francia
S.M. Maria Josè di Savoia morta il 27 gennaio 2001 sepolta in Francia

Oltre che chiedere alle più Alte Cariche Istituzionali la traslazione dall'estero dei Sovrani Italiani al Pantheon di Roma, pongo una domanda :

perchè si continua a vietare ai monarchici di pregare e deporre fiori sulle tombe dei Loro cari ?

Regina di Francia Maria Antonietta


Maria Antonia Giuseppa Giovanna d'Asburgo-Lorena, (Vienna, 2 novembre 1755 – Parigi, 16 ottobre 1793), fu arciduchessa d'Austria, principessa reale di Ungheria, principessa reale di Boemia, principessa reale di Toscana, principessa reale di Croazia e Slavonia, principessa reale di Germania e principessa imperiale del Sacro Romano Impero dal 1755 al 1770, Duchessa di Berry e Delfina di Francia dal 1770 al 1774 e regina di Francia dal 1774 al 1792; morì sulla ghigliottina al culmine della Rivoluzione francese.

sabato, novembre 01, 2008

riforma gelmini scuola università


Dallo studio dell’Ocse / Oecd (Education at a glance 2008) sui sistemi educativi nazionali l’Italia è in una pessima posizione: pochi numero di laureati e specializzati, scarsi investimenti pubblici, poca specializzazione, bassi gli stipendi degli insegnanti ...
Soltanto il 17% della popolazione tra i 24 e i 34 anni ha conseguito una laurea, spendiamo per la scuola il 4,7% del Pil, contro il 5,8% della media dei Paesi sviluppati.

Quando si affronta il tema della scuola italiana si assiste però a discussioni inutili e confuse, il solito ricorso allo scaricabarile per non cambiare nulla.
Gli studenti, a ragione, si lamentano della scarsa educazione che ricevono e della mancanza di opportunità ma mancano obiettivo e non capiscono che il loro nemico è lo status quo.

Il ministro Gelmini invoca giustamente una scuola basata sulla serietà e meritocrazia ma si limita a tagliare i fondi indiscriminatamente.

I rettori universitari minacciano le dimissioni per protesta, cosa che fanno ogni volta che si parla di tagli.
Davvero le amministrazioni universitarie non hanno alcuna colpa della situazione e dell'aumento dei costi?

In Italia c'è la tendenza ad affrontare tutti i problemi in modo ideologico, ed anche per la scuola si procede in questa direzione.
Gli insegnanti e professori, senza preoccuparsi della scarsa qualità del servizio educativo, rifiutano ogni meccanismo di valutazione del proprio operato e proteggono le rivendicazioni egualitarie, favorendo la mediocrità.

La scuola e l’università non hanno bisogno di più fondi ma piuttosto di distribuire i fondi in funzione della qualità.
Purtroppo nessuno degli attori principali sembra comprendere che è necessario un sistema di valutazione e di meccanismi di incentivo basati su queste valutazioni.

Il problema principale è la mancanza di trasparenza, legalità e di meritocrazia.
D’altronde tutto il sistema di finanziamento pubblico verso gli atenei è ben poco orientato al merito.
Insomma sprechi, inefficienza, parcellizzazione del sapere, lassismo etico, mortificazione delle competenze.

Per riformare davvero l'Università si potrebbe sostituire al valore legale della laurea un nuovo meccanismo che costringa ogni ateneo a misurarsi con standard di qualità.
A ciò si dovrebbe affiancare borse di studio per gli studenti meritevoli che non hanno i mezzi per pagarsi gli studi.
Inoltre si potrebbe togliere il valore legale della cattedra, professori a tempo indeterminato (eccetto a quelli d’eccellenza) facilitare il ricambio generazionale dei professori.

Adesso il sistema scolastico è lo specchio della repubblica, cioé un sistema che non sa essere né egualitario né meritocratico.

Purtoppo anche quando si parla di scuola la propaganda repubblicana lascia il suo subdolo messaggio.
Infatti quando ci si lamenta dell'evidente mal funzionamento dell'Università italiana, si parla di baroni a sproposito, come se la degenerazione fosse un retaggio della monarchia.
Ma perchè? Chi ha ridotta così l'università italiana?
Se in Italia il livello dell'insegnamento scolastico è peggiorato in 60 anni allora la colpa non può che essere della repubblica.
D'altronde basta ricordare quello che è avvenuto ed avviene in questa repubblca; il '68, il malaffare, gli intrallazzi, i professori imposti dai partiti politici, le tessere ...
D'altronde la repubblica ha inventato la figura dei portaborse dei politici stipendiati dal contribuente, ha prodotto tangentopoli, ha aumentato il potere della mafia, aumentato la differenza nord-sud...

Casomai è la repubblica che ha diviso gli italiani in caste!

Se l'università fa schifo, il termine adatto da usare è "degenerazione repubblicana".
Al contrario di quello che succede adesso, ai tempi del Regno d'Italia non si truccavano i concorsi universitari, non si assumevano figli-amanti-nipoti-cognati dei docenti, non si moltiplicavano i corsi di laurea....
Quando c'era la Monarchia esistevano valori come onore, rispetto, decoro, oggi abbandonati da questa repubblichetta, dove si vive solo per i soldi e per fare i propri porci comodi.

altri post sulla scuola
scuola della repubblica
scuola repubblicana
scuola repubblicana