giovedì, maggio 22, 2008

I norvegesi preferiscono la monarchia


l'attuale emblema ufficiale di stato del Regno di Norvegia. Lo scudo è composto da un leone d'oro, linguato e coronato, impugnante un'ascia al naturale, caricato su campo rosso.

Giovedì scorso una proposta del partito socialista è stato nettamente battuta dal parlamento della Norvegia.
Dei 169 membri del parlamento norvegese solo 21 hanno appoggiato la proposta mentre 106 membri del parlamento norvegese l'hanno bocciata, sostenendo la monarchia.

Già nel giugno del 2004 una proposta simile aveva ottenuto 26 voti e quindi negli ultimi anni la monarchia è sempre più sostenuta, anche tra la sinistra.

Berit Brorby, membro del Labour Party che è la forza principale del governo di coalizione rosso-verde, dice che la monarchia lavora molto bene e che l'opinione pubblica è decisamente a favore della monarchia.

W il RE !
W la Monarchia !

Proposal to abolish Norwegian monarchy scrapped

Oslo - A proposal to scrap the Norwegian monarchy was voted down Thursday by a strong majority in parliament.
The opposition Socialist Left Party introduced the proposal to re-write the constitution.
The party has 15 seats and garnered 21 votes, including from the opposition Liberal Party, while 106 members of the 169-seat parliament voted against.
A similar proposal in June 2004 garnered 26 votes in favour of doing away with the monarchy.
Berit Brorby, member of the Labour Party, the main force in the ruling red-green coalition, said the monarchy worked well and had strong public support, Norwegian news agency NTB reported.

Proposal_to_abolish_Norwegian_monarchy_scrapped

martedì, maggio 20, 2008

Rifiuti e caos repubblicano


Non si attenua l’emergenza rifiuti che ha colpito la Campania, a Napoli ci sono sempre incendi, blocchi stradali e tensione e recentemente i vigili del fuoco hanno dovuto spegnere 75 roghi tra Napoli e provincia, alcuni dei quali di consistenti dimensioni.
I cittadini sono indignati di vivere in mezzo ai rifiuti, respirano un’aria tossica e non riescono più a dedicarsi ad altro se non alla protesta.
Abbandonati dallo stato la gente rovescia i bidoni bloccando le strade dicendo che fanno cosi' perchè Questo è l’unico modo per far togliere i rifiuti, Se li buttiamo all’aria verranno a prenderli.
Napoli ripiomba nel caos e c’è allarme salute dai medici.

Finora l'unica azione concreta per diminuire l'immondizia che invade Napoli sono i treni che portano i rifiuti in Germania, che pero’ ha un alto costo economico e non risolve il problema ma serve solo per dare un po’ di ossigeno alla citta’ e diminuire il fetore che rende l'area nauseabonda.

Ieri tra l’altro è arrivato all’Italia l’ennesimo richiamo della UE, o meglio un diktat in quanto il commissario all’Ambiente, Stavros Dimas, ha detto che l'Italia deve agire subito per risolvere la situazione dei rifiuti a Napoli, per evitare peggiori conseguenze per la salute pubblica.
La Commissione Ue ha deferito il 6 maggio scorso l'Italia alla Corte di giustizia europea, ma non possiamo aspettare la sentenza della Corte: le autorità italiane devono agire rapidamente per mettere fine ad una situazione che presenta alti rischi per la salute pubblica.

Comunque la risposta, oltre e prima che all’Europa, deve essere data ai cittadini che non possono continuare a vivere in questa maniera.
La situazione ambientale sociale e politica della campania non puo’ essere risolta in poco tempo, ma mi auspico che il nuovo governo possa almeno migliorare la situazione.

Solo una presa di responsabilità da parte di tutti potrà risolvere la drammatica situazione, ma questo è un ostacolo quasi impossibile da superare perchè ci troviamo davanti ad un caos sociale e politico e solo in secondo luogo ambientale .

I politici od alti funzionari non hanno mai pagato per gli errori compiuti, il sistema repubblicano ha sempre insegnato gli italiani a fregare il prossimo, la repubblica italiana è il paese dei furbi e degli approfittatori non certo delle persone oneste e laboriose.
Se questo è vero come si puo’ immaginare che tutti (a partire dalla classe politica), con grande senso di responsabilità, comincino a pensare ed agire per il ben di tutti ?
Piuttosto per quel che si intravede, c’è già qualcuno che cerca di approfittare dell'emergenza per annunciare contestazioni al governo, come i centri sociali di Caruso che protesteranno contro la devastazione ambientale, la precarietà e il razzismo.
In questo clima Napoli si appresta ad accogliere mercoledì il primo consiglio dei ministri.

In ogni caso una emergenza del genere puo’ realizzarsi solo in uno stato incapace e corrotto e quindi l’emergenza dei rifiuti in campania è la metafora della repubblica.

Un video di una discarica abusiva e abitata di napoli.

mercoledì, maggio 14, 2008

La costituzione e la monarchia

Riporto nel mio blog un bell'articolo pubblicato sul quotidiano L'Opinione.
In Italia è raro trovare giornalisti che scrivono quello che davvero pensano senza preoccuparsi di andare contro il Pensiero Unico imposto dal regime repubblicano.
In Italia c'è una quasi totale accettazione della Vulgata repubblicana che secondo me e' preoccupante in quanto dimostra che gli intellettuali ed i giornalisti sono per lo piu’ indottrinati.
Quindi l'autore (ed anche il giornale l'Opinione) ha il grande merito di pubblicare la sua riflessione storiche e politiche di quello che successe in Italia nel 1943-46 criticando anche chi (napolitano) oggi pretende di insegnarci la Storia.

L’articolo è un'analisi seria, concreta ed incontrovertibile della storia del nostro Paese ma purtroppo temo che non troverà eco. Le scuole ed i media sono quasi completamente succube di un Pensiero Unico che limita la democrazia e la liberta’.
Il regime repubblicano con una spietata propaganda tiene sotto controllo la stampa, televisioni e le scuole e solo nel web e’ facile trovare opinioni e riflessioni autentiche, nel senso che sono scritte da persone libere.

E' importante che gli italiani mantengano costantemente viva la memoria, ma il difficile processo di maturazione di coscienza deve avvenire senza che la Storia sia strumentalizzata.
Purtroppo invece il periodo della Liberazione e’ stato completamente falsato dai partiti ed in particolare dai comunisti.
L'avvento della repubblica era la prima tappa per poi far trionfare anche in Italia il comunismo e qundi il PCI doveva innanzitutto eliminare la Monarchia.
Inoltre per il PCI l'unico modo per legittimarsi completamente era quello di far parte dei vincitori e di "occupare la Liberazione". Per far cio' il PCI elimino' personaggi scomodi come i numerosi partigiani monarchici (ricordo Sogno) ed i soldati fedeli al Re.
L’errore fatale e’ stato che nel periodo difficile e delicato della Liberazione e Riscatto nazionale, insieme all’acque sporche si butto’ via anche il bambino, nel senso che, cancellando la Monarchia insieme al fascismo, l’Italia perse l'Identita' e la Forza, e quello che stiamo assistendo in senso negativo e' in gran parte causato dagli errori compiuti allora dai partiti.

Essendo un monarchico, e quindi non repubblichino o postfascista, non ho problemi a riconoscere che la Resistenza e' stato un momento di riscatto dell'Italia ma il "25 aprile" e' una data storica sbagliata ma che pero' è necessario riscrivere la Storia.
Si deve avere il coraggio di raccontare la Resistenza senza nascondere nulla, smitizzare quel che c'è da smitizzare, e per ottenere questo si deve procedere su due piani.
Su quello politico si deve liberare la Storia e le Istituzioni dalle ideologie e dalle strumentalizzazione da parte dei partiti.
Sul piano storico e culturale si deve insegnare che la Resistenza fu soprattutto fatta dai soldati del Regno d’Italia fedeli al Re (il primo esempio e' quello di Cefalonia) piuttosto che dai partigiani.

Riscrivere la Storia non significa denigrare o svalutare la Resistenza ma per giungere ad una vera pacificazione insegnando che quel moto di riscatto nazionale al quale dobbiamo la riconquista dell'indipendenza, dignità e libertà dell'Italia lo dobbiamo alla Monarchia, ai Savoia, ai Soldati fedeli al Re ed a quei partigiani che, senza macchiarsi di atti contro altri italiani, hanno combattuto pensando solo al bene della nostra Patria.

I punti fondamentali da chiarire sono che la repubblica e la resistenza non sono le stesse cose, come non lo sono la democrazia e repubblica.
Se nel referendum istituzionale del 1946 avesse vinto la Monarchia, la Resistenza non sarebbe stata certo cancellata ma anzi rafforzata ed accettata piu' di adesso per il semplice motivo che non sarebbe strumentalizzata dai partiti.

Quindi gli Italiani hanno potuto scegliere liberamente le sue forme costituzionali per le scelta opportune e corrette fatte da Re Vittorio Emanuele III, che garantirono la permanenza dello Stato sovrano nato dal Risorgimento (Monarchia), e per la presenza di una volontà politica democratica fedele al luogotenenza ed al breve regno di Umberto II.

Quindi i repubblicani, non solo i monarchici, dovrebbero ringraziare i Savoia ma evidentemente questa verita' e’ molto scomoda alla repubblica che continua a tenere le Salme dei Sovrani lontane dal Pantheon risorgimentale.


La costituzione e la monarchia
di Riccardo Scarpa

Le riflessioni sulla “Resistenza” del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, hanno riaffermato, nell’occasione dell’ultimo 25 d’aprile, un profilo alto del garante delle libere istituzioni e della coscienza nazionale. Con quel ricordo rispettoso d’ogni caduto, a prescindere dalla scelta compiuta in momenti difficili, ed al contempo con quel esigere rispetto per la storia, per quanto attenga ai principî fondanti dello Stato libero. Ne risulta la conferma d’un profilo della suprema magistratura dello Stato tanto morale quanto, direi, fisica, da re, quale un Umberto che non avesse patito i risultati referendarî alla Romita e fosse lì, ringiovanito, con una sua naturale tendenza ad una «monarchia socialista», quella ipoteticamente saragattiana e non l’obiettivo polemico del Missiroli prefascista. Detto questo, si consentano dei rispettosi rilievi storiografici, indispensabili proprio per rimarcare i principî fondanti d’un senso di patria che possa essere condiviso appieno.

Il Capo dello Stato, nel discorso di Genova, avoca alla «Resistenza» il merito d’aver fatto sì che la nuova Costituzione del 1947-48, promulgata da Enrico De Nicola, sia frutto d’un Assemblea costituente eletta a suffragio universale diretto, al contrario delle due altre date alle potenze dell’«asse» sconfitta. Queste ultime, infatti, o sono frutto, come la «Legge fondamentale» della Repubblica Federale di Germania, di opera dei Länder locali sotto controllo delle potenze occidentali, con l’approvazione d’una Consulta costituzionale eletta per modo di dire, oppure, come in Giappone, direttamente date per ispirazione dello stesso generale Douglas Arthur MacArthur, comandante delle forze alleate del Pacifico. Questo avvenne, però, per tre circostanze che debbono essere rese esplicite. Sono le scelte del re Vittorio Emanuele III e del principe Umberto quale luogotenente generale del Regno, nei difficili frangenti fra la fine dell’ultimo governo Mussolini, il 25 luglio del 1943, l’8 settembre successivo e la ricostituzione delle Regie forze armate col I Raggruppamento motorizzato e, poi, Corpo italiano di liberazione.

Queste scelte furono: 1) la tanto discussa decisione, costituito un Governo che liberasse lo Statuto dalle sovrastrutture fasciste, nelle difficili circostanza generate da modi e forme nelle quali gli anglo-americani resero noto l’armistizio, di «mettere al sicuro» i vertici istituzionali da rappresaglie germaniche per conservare la continuità dello Stato italiano, esattamente come fece Stalin nell’Unione Sovietica, riparando in gelide regioni interne distanti da Mosca per leghe non paragonabili al tiro di schioppo che separa Roma da Brindisi o Salerno, e non prendendo neppure in considerazione di riparare all’estero, come fecero i sovrani d’Olanda o Belgio e fece il generale Charles De Gaulle, per «dirigere la resistenza francese»; 2) l’allaccio immediato di contatti istituzionali con gli alleati, che perciò non occuparono mai le province sotto controllo del regno, e ne riconobbero la sovranità sui territorî mano a mano liberati, sino a riaccreditare a Roma le rispettive rappresentanze diplomatiche una volta liberata la capitale; 3) la immediata e spontanea resistenza, checché se ne dica, di molte unità militari agli occupanti germanici nella penisola, nelle isole greche e nei Balcani, e la ricostituzione di Forze armate regolari, combattenti con valore al fianco degli alleati, dalla partecipazione alla battaglia di Montelungo del I Raggruppamento motorizzato, nel dicembre del 1943, alla costituzione del Corpo italiano di liberazione (un corpo d’armata) nell’aprile del 1944, coi Gruppi di combattimento (divisioni) Cremona, Friuli, Folgore, Legnano, Mantova i Piceno, cioè d’un esercito di 413.000 uomini, coadiuvato da una marina di 83.000 uomini e un’aeronautica di 31.000, è a dire di Forze armate che hanno lasciato sul campo 87.000 caduti tra l’8 settembre del 1943 e l’8 di maggio del 1945, alle quali s’aggiungono gli 80.000 militari presenti nelle formazioni partigiane ed i 590.000 internati dai Germanici, poiché rifiutarono con essi ogni collaborazione, pel giuramento reso al Re ed alla Patria.

Tutto ciò ha impedito che lo Stato italiano abbia dovuto subire alcuna «debellatio», cioè annullamento della sua esistenza statuale. Proprio quanto, invece, venne imposto alla Germania rappresentata dall’ammiraglio Karl Dœnitz, per conto del governo d’affari formato dal conte Johann Schweirn von Krosigk per trattare una resa che fu incondizionata. Situazione espressa nella «legge» promulgata, il 25 di Febbraio del 1946, col n°46, da parte del Comitato di Controllo interalleato che dispone: «Lo Stato prussiano, insieme col suo governo centrale ed i suoi ufficî, è abolito». Apparte il tono ridicolo dell’enunciato, che è come se gli alleati, nel 1943 o nel 1945, avessero abolito il Regno di Sardegna, sta in fatto che lo Stato italiano, per le tanto discusse scelte politiche del momento di S. M. il Re Vittorio Emanuele III, e del suo governo, non subì una simile «debellatio», e per tanto fu pienamente sovrano nel scegliere come e con quali forme riformare il proprio ordinamento costituzionale. Se, poi, le modalità scelte per decidere la forma di Stato e di Governo furono quelle del referendum e dell’elezione d’un Assemblea costituente, votati per suffragio universale e diretto, ciò lo si deve a decreti legislativi luogotenenziali di Umberto di Savoia.

Infatti re Vittorio Emanuele III, col Regio decreto del 2 agosto 1943, n.705, aveva sciolto la Camera dei fasci e delle corporazioni e dichiarato, così, chiusa la XXX legislatura, ma le elezioni per la nuova Camera si davano per rinviate alla fine delle ostilità, e nelle more il potere legislativo veniva assunto dal governo, con decreti legge, che comunque mantenevano la clausola della presentazione al Parlamento per la conversione. Il sovrano, cioè, si limitò ad agire nell’ambito statutario, in attesa che le circostanze politiche consentissero il normale funzionamento dello Statuto Albertino. È con la nomina d’Umberto a luogotenente generale del Regno, che quest’ultimo, alla fine di tutto un processo politico, con decreto legislativo luogotenenziale del 25 giugno del 1944, n°151, che onestamente gli editori dovrebbero pubblicare a premessa storica della Costituzione vigente, si prevede l’elezione a suffragio universale diretto dell’Assemblea costituente e lo svolgimento del referendum sulla forma istituzionale dello Stato.

Quindi, la nazione ha scelto liberamente le sue forme costituzionali per due fatti storici concreti: la permanenza dello Stato sovrano nato dal Risorgimento, procurata da scelte, rivelatesi opportune e corrette, colle quali Re Vittorio Emanuele III ha concluso il suo lungo regno; una volontà politica democratica, rappresentata con fedeltà dalla luogotenenza e dal breve regno di Umberto II. Se, poi, un personale politico miope, nelle sue visioni di prospettiva storica, tiene ancora le ossa dei protagonisti lontane dal Pantheon risorgimentale, ciò lo si deve alla mancanza di coraggio con cui lor signori affrontano ogni giorno quel referendum diuturno che, come scriveva Ernest Rénan, è la nazione: il sentimento della quale, proprio per questo, continua a perdere il referendum ogni giorno, esclusi quelli in cui gioca la nazionale.

opinione

venerdì, maggio 09, 2008

9 maggio 1946 abdicazione di Re Vittorio Emanuele III


9 maggio 1946
Re Vittorio Emanuele III abdica in favore di Umberto II



Nello stesso tempo questa data è una ricorrenze gioiose e triste per l'Italia perché segna il passaggio da un Re ad un altro.

Vittorio Emanuele III (detto Re Soldato) fu importante per la vittoria della prima guerra mondiale e riuscì a limitare il potere di mussolini.

Umberto II (detto Re Amato) in poco tempo lasciò un ricordo incancellabile e per il bene della Patria decise di lasciare l'Italia per evitarle una guerra civile.

martedì, aprile 29, 2008

Economia e politica in Italia

Nel rapporto sulle previsioni economiche la Commissione Ue ha pubblicato che nel 2008 la crescita dell’Europa è in calo dove l’Italia guadagna, per l’ennesima volta, la maglia nera d’Europa.
L’inflazione record e crescita rallentata mette a rischio le famiglie a basso reddito e quindi in particolare in Italia dove gli stipendi sono piu’ leggeri rispetto alla media europea.
Le proiezioni sono all’insegna del pessimismo, che prevedono un aumento dei prezzi al 3,2% ed una diminuzione della crescita che si fermerà all’1,7%.
I dati provenienti da Bruxelles stimano che l’economia italiana crescerà appena dello 0,5% quest’anno e dello 0,8% nel 2009, ben al di sotto sia del potenziale, che è dell’1,6% circa, sia della crescita media dell’Eurozona.
Inoltre l’inflazione per il 2008 si situerà al 3% di media e il deficit, che nel 2007 era sceso per la prima volta sotto la soglia del 3% indicata dal Patto di Stabilità, dovrebbe risalire dall'1,9% al 2,3%.
Nonostante il debito pubblico sia previsto in diminuzione dal 104% del 2007 al 103,2% nel 2008, lo stato di salute dell’economia italiana è pessimo ed il nostro paese avrà, per il secondo anno consecutivo, la peggiore perfomance tra i 27 paesi dell’Ue

Per capire il persistente divario negativo di crescita dell’Italia rispetto alla media della zona euro ci sono due strade:
o gli italiani lavorano meno degli altri popoli (opzione non sostenibile)
oppure lo stato non è in grado di aiutare il lavoro degli italiani

Evidentemente la causa della debole e grave situazione economica e finanziaria del nostro paese è del Sistema Italia, e quindi del regime repubblicano.
L’economia italiana avrebbe bisogno di una cura, ma tutto è drammaticamente complicato dal fatto che il vero malato è lo stato.
L'Italia avrebbe bisogno di Finanze pubbliche sostenibili e usarle per favorire una crescita ma ho l’impressione che tutti i governi italiani non hanno il coraggio di fare quello che si dovrebbe fare.

Uno stato non dovrebbe aiutare una azienda non in grado di competere nel mercato. Oppure nel caso si rileva la necessità di aiutarla almeno si dovrebbe eliminare la maggior parte dei suoi tentacoli incancreniti.
Nulla di tutto ciò, e lo stato continua a compiere gli stessi errori.

Per il caso Alitalia lo Stato regala 300 milioni di Euro per dare ossigeno all’azienda, senza migliorare l’efficienza degli aeroporti e contemporaneamente coinvolgere anche il sistema ferroviario.
Infatti lo scopo non è salvare l’Alitalia ma migliorare la mobilità degli uomini e delle merci in Italia, e per realizzare questo ci dovrebbe essere una sinergia tra aeroporti e ferrovie.

A questo punto è spontaneo chiedere : Che differenza c’è tra l’assistenza di Prodi e quella di Berlusconi ?
La classe politica è in grado di fare vigorose politiche economiche?

Me lo auguro, ma rimango scettico.
Io vedo sempre le stesse persone, la stessa classe politica, temo che con le recenti elezioni ci sia solo un cambiamento di facciata, ma la nomenKlatura intesa come Pensiero politico-culturale rimane ancora saldamente al Potere.

Solo una virtuosa rivoluzione - in particolare culturale - potrebbe realizzare un reale e positivo cambiamento.

La scure di Bruxelles sui conti italiani

Crescita in stallo, irrilevante e comunque inferiore agli altri partner europei. Conti pubblici in peggioramento in un contesto di globale di frenata dell’economia e di allarme inflazione. È un quadro a tinte fosche per l’Italia quello indicato dalle previsioni economiche di primavera presentate dal commissario Ue per gli Affari economici e monetari Joaquin Almunia.

Crescita economica

I dati indicano che il motore dell’economia italiana continua a rallentare e nel corso dell’anno toccherà il fondo con una crescita dello 0,5 per cento, a febbraio si prevedeva lo 0,7 per cento, per risalire nel 2009 allo 0,8 per cento. «Complessivamente la crescita del Pil reale nel 2008 è prevista allo 0,5 per cento - si legge nel documento - chiaramente al di sotto del potenziale» e «il persistente gap negativo di crescita rispetto alla media dell’area euro si allargherà ulteriormente, nonostante l’esposizione relativamente modesta del sistema bancario italiano alle turbolenze finanziarie».

Secondo gli esperti del motore comunitario «il previsto rallentamento della crescita è causato da tutte le componenti della domanda». «Quando guardo alle previsioni per l’Italia la preoccupazione principale è la crescita molto molto ridotta - ha spiegato Almunia - è una crescita molto bassa e al di sotto del potenziale dell’Italia».

Inoltre, «questa crescita è accompagnata nelle nostre previsioni da un’evoluzione molto debole della produttività» e «tutto questo in un Paese che avrebbe bisogno di una maggiore crescita equilibrata per migliorare la sostenibilità e la qualità delle proprie finanze pubbliche e ridurre il peso del debito pubblico per poter utilizzare le risorse come uno strumento che favorisca la crescita». Queste, per il rappresentante dell’esecutivo Ue, «sono le questioni che devono essere affrontate dal Governo italiano, vecchio e nuovo».

PIL e Conti Pubblici

Sul fronte dei conti pubblici infatti da Bruxelles avvertono già i segnali di un peggioramento dei dati: quest’anno il rapporto deficit/Pil delle finanze pubbliche italiane dovrebbe risalire al 2,3 per cento contro l’1,9 del 2007 e, anche se il dato è inferiore al 2,4 per cento indicato dal Governo ed è al di sotto della soglia del 3 per cento indicata dal Patto di Stabilità, nel 2008 i dati dei conti pubblici italiani sono in peggioramento. Quest’anno, si legge nel documento, «l’avanzo primario dovrebbe ridursi di mezzo punto percentuale rispetto al Pil». Inoltre «al netto dei fattori ciclici ed escludendo le misure una tantum, sia per il deficit che per il bilancio primario è previsto un peggioramento di più di un quarto di punto percentuale rispetto al Pil» e «questo deterioramento è dovuto alla spesa addizionale e ai tagli di tasse».

Debito pubblico

Il debito pubblico è invece previsto in diminuzione dal 104 per cento del 2007 al 103,2 per cento nel 2008 e ad un livello ancora più basso, nell’ipotesi di politiche invariate, l’anno prossimo. Nel resto d’Europa in medio la situazione è migliore ma non di molto. la Commissione ha ritoccato al ribasso le stime di crescita per il 2008 all’1,7 per cento, contro l’1,8 indicato il 21 febbraio scorso, lasciando invariate le previsioni per l’Ue a 27, al 2 per cento. A suscitare allarme però è la corsa inarrestabile dei prezzi che fa schizzare le stime sull’inflazione per l’anno in corso al 3,2 per cento nella zona euro e al 3,6 per cento nell’Ue, contro una previsione di febbraio di rispettivamente 2,6 e 2,9 per cento. Per l’Italia la stima è 3 per cento nel 2008 e 2,2 per cento nel 2009.

abcfinanze

martedì, aprile 22, 2008

Matrimonio Umberto Margherita



22 APRILE 1868

A Torino 140 anni fa il Principe di Piemonte Umberto (Re d'Italia dal 1878 al 1900) sposò la cugina Margherita dalla quale ebbe un figlio, Vittorio Emanuele, Principe del Piemonte (1878-1900) e Re d'Italia (1900-1946).

In occasione delle fauste nozze del futuro Re Umberto I, il Padre della Patria Vittorio Emanuele II concedeva le prime nomine nell’Ordine della Corona d’Italia.

giovedì, aprile 10, 2008

Berlusconi e napolitano : caos della repubblica

A proposito della possibilità che la presidenza di una delle Camere possa venir data all’opposizione, Silvio Berlusconi, intervistato da La 7, ha detto che questa eventualità potrebbe verificarsi solo se fosse eletto un altro capo dello Stato nella nostra parte politica.
In caso di vittoria del Pdl, se il Presidente della Repubblica decidesse di dimettersi per fare un gesto nei confronti della nuova situazione italiana, allora si potrebbe anche pensare di dare una Camera all'opposizione, sottolineando che questo è una pura ipotesi di scuola.
Inoltre Berlusconi accusa la sinistra di essersi impadronita di tutte le istituzioni e propone la soluzione: Se fosse eletto un capo dello Stato della nostra parte politica, sarebbe nostro dovere dare la seconda carica dello Stato, cioè la presidenza del Senato, al centrosinistra.

Apriti cielo!
Si è subito scatenata un'ondata di indignazione da parte dei paladini del regime repubblicano.
Non c’è nulla di peggio di dire il falso sapendo di mentire.

Se si lascia da parte la favola raccontata dal regime repubblicano – cioè il presidente della repubblica garante di tutti e superpartes – la dichiarazione di berlusconi e la dura polemica scatenata tra i partiti sono utili perché permettono di scoprire l’ipocrisia del sistema repubblicano.

Al contrario di quello che dicono i conservatori, l'ipotesi-Quirinale presentata da berlusconi non rappresenta l'ennesimo tentativo di avvelenare la vita democratica del paese ma piuttosto permette di liberarci della ipocrisia delle repubblica ed avere la consapevolezza che tutti i presidente della repubblica sono dei politici e quindi di parte.
Come si fa a continuare a credere che il presidente della repubblica possa essere garante di tutti e superpartes quando è un politico, che ha fatto carriera all'interno di un partito, di un governo, ....ed inoltre è imposto solo da alcuni partiti (alle volte addirittura solo dalla maggioranza di un governo) ?

Quello che avvelena la democrazia è l’equivoco istituzionale della repubblica.

Infatti l’imparzialità del presidente della repubblica è l’ideale degli idioti e la maschera dei faziosi, e dobbiamo avere il coraggio d’affrontare questo problema.

E poi perché i cosiddetti “conservatori dello status quo repubblicano” difendono napolitano ma nessuno ricorda che anni fa napolitano, assieme ai suoi compagni del PCI, chiese di buttare fuori Leone e Cossiga?

Ma come si può essere così ingenui da credere che un uomo, da sempre fedele militante di una parte estrema, sia divenuto, per investitura e vecchiaia, un saggio equanime?

E non solo.
Secondo la Costituzione (art. 87) il presidente della repubblica deve essere muto, potendosi rivolgere solo alle Camere, ma nella realtà non stanno zitti un minuto e parlano ovunque e di tutto.

I giornali al fianco del regime e del PD ne approfittano per attaccare berlusconi.
Il direttore del quotidiano la repubblica scrive che Finora non eravamo ancora giunti fin qui, nel punto più basso della Repubblica, dove si confondono ambizioni e istituzioni...larepubblica

Il Corriere della Sera si stupisce e scrive :
E sembra non rendersi conto che un’istituzione di garanzia come la presidenza della Repubblica non può essere valutata comunque con gli stessi criteri delle altre cariche dello Stato: non a caso dura sette e non cinque anni.
corrieredellasera

Berlusconi è uomo scaltro, già altre volte ha tirato in ballo napolitano, e quindi gli attacchi al capo dello Stato sono l’inizio di un conflitto deciso a tavolino.
Innanzitutto non vi è dubbio che ciò fa presagire un confronto molto duro tra le due principali cariche del Paese e tento di fare alcune osservazioni in merito.

Berlusconi sta lavorando su più fronti.
La prima è che Berlusconi non crede nella carica di garanzia rivestita dal presidente della repubblica, ed inoltre lo ripete da sempre che napolitano è stato eletto con i soli voti del centrosinistra prodiano.
La figura del presidente della repubblica è alla stessa stregua di una qualsiasi nomina scaturente dalla lottizzazione del potere e quindi ecco che la seconda carica dello Stato potrebbe essere affidata al centrosinistra solo se Napolitano si dimetta.

Inoltre il fatto che il quirinale appartenga alla sinistra è la valida scusa per non dover cedere nulla all’avversario : l’opposizione può al massimo avere o il Quirinale o il Senato.

La seconda osservazione lascia prevedere che, con questi presupposti, Berlusconi vuole far intendere che questa volta non si lascerà condizionare dalle ingerenze del Capo dello Stato.
Egli sa benissimo che dal presidente, per il passato sfacciatamente schierato dalla parte di veltroni, non avrà di certo un appoggio, cosa d’altronde giàesperimentato con scalfaro e ciampi

La terza osservazione è che berlusconi si aspica che la vittoria alle urne del PDL possa portare addirittura all'uscita di scena del capo dello Stato napolitano, costretto a dimettersi per conformarsi in fretta e furia alla nuova situazione politica.

La quarta osservazione è che questa volta berlusconi non nasconde la sua bramosia di potere, e comincia ad avvicinarsi al quirinale.
Parliamoci chiaro, in una repubblica il capo di stato è scelto dal parlamento e quindi se dovesse vincere la destra il sogno di berlusconi è legittimo, quasi banale.

Già mi immagino cosa dirà la sinistra se il prossimo capo di stato sarà davvero berlusconi, scommetto che questa volta anche per la sinistra il capo di stato non sarà più superpartes e faranno di tutto pur di cacciarlo via.

A questo punto la guerra è dichiarata : da una parte coloro che difendono la repubblica parlamentare e dall’altra chi vuole il presidenzialismo.
Lo scontro sarà totale e durissimo e pochi sopravviveranno.

Se vogliamo evitare di farci del male da soli e distruggere ancora di più l’Italia, non ci rimane che ricordare che esiste una terza ipotesi, un sistema istituzionale dove il capo di stato non appartiene alla politica, ma alla Storia alla Tradizione alla Famiglia.
Parlo della Monarchia Costituzionale dove il capo dello stato è garante di tutti perché non imposto dai partiti e dove lo Stato educa e protegge la Corona.

Se si vuole diminuire il Potere della casta dei politici, se si vuole difendere l’Identità di un Popolo e di una Nazione, minacciate dal globalismo e dalle Lobby Finanziarie, non rimane altro che preferire la Monarchia alla repubblica.

W il Re!