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domenica, novembre 16, 2008

RAI della partitocrazia


La RAI è controllata dai partiti, e questo da sempre, basta ricordare RAI1=DC, RAI2=PSI RAI3=PCI…..
ed il caso della Presidenza della Commissione di Vigilanza della Rai dimostra che la partitocrazia continua a farla da padrone.

Dopo 44 votazioni inutili, innumerevoli azioni ostruzionistiche di ogni tipo, perdite di tempo e di costi Villari è il nuovo presidenza della Commissione di Vigilanza sulla Rai.
Ma anche questo non serve a nulla, anzi …

I politici non si preoccupano degli scarsi servizi offerti dalla RAI, non si vergognano di occupare la RAI, ma si lamentano che la maggioranza ha votato Villari invece di Orlando.
In realtà il nome Orlando serviva alla sinistra per mettere d’accordo le varie anime della sinistra, è un gioco di incastro, se questa pedina la prende tu allora quest’altra la prendo io …
D’altra parte la destra ha approfittato degli errori compiuti da Veltroni, il quale doveva offrire una rosa di candidati invece che puntare solo su Orlando (per accontentare Di Pietro ?)

Il punto fondamentale è che la commissione di vigilanza Rai non vigila un bel niente ma serve solo ai partiti per occupare la RAI

Agli Italiani non interessa come sarà composta la commissione della RAI, il problema è che la RAI non dovrebbe essere occupata dai partiti e che la RAI deve offrire un servizio pubblico decente.
Siamo stufi di vedere questa sceneggiata, anche perché l’organismo di vigilanza sulla Rai non serve per garantire il pluralismo, a meno che per pluralismo si intende la partitocrazia.

Fa sorridere coloro che urlano alla dittatura perché è stato eletto Villari invece di Orlando, diciamo che in Italia c'è una democrazia demagogica che è il frutto della occupazione dei partiti.
(anche il quirinale è occupato dai partiti..)

Formalmente Villari è stato eletto correttamente alla Vigilanza Rai ma il PD lo vuole far dimettere subito dall'incarico.
Se è comprensibile che l’opposizione sia infuriata questo peggiora la situazione : primo perché conferma che la RAI è completamente nelle mani della partitocrazia ed inoltre indebolisce le già deboli istituzioni.
Infatti questo significa che le votazioni non bastano più ma i voti devono essere pilotati dai partiti.
Questa sarebbe democrazia?
Adesso la nomina del Presidente della Commissione di Vigilanza Rai è diventato un conflitto istituzionale.
Giustamente pannella ha detto :se Villari dovesse dimettersi verrebbe preso in giro anche il Capo della Stato".

Spesso i principi sono secondari agli interessi.
Alle volte si sostiene la assoluta superiorità delle decisione parlamentari rispetto a quelle dei partiti adesso per il caso Villari il Pd pretende di imporre una scelta di partito ad una scelta del Parlamento.

In Italia tutto è controllato dalle caste dei partiti, compreso la RAI che è lo strumento principale utilizzato dai partiti per fare propaganda.

Se il controllore dell'operato della RAI deve essere una persona serena e non troppo di parte, come si può sperare di trovare nel parlamento una persona di garanzia?

Intanto il clima politico peggiora : Italia dei Valori abbandona la Commissione di Vigilanza, il Pd prepara il processo a Riccardo Villari e Di Pietro scaglia accuse pesanti nei confronti del presidente del Consiglio.

RAI, di tutto di più


Pannella: se Villari dovesse dimettersi verrebbe preso in giro anche il Capo della Stato

Le pressioni che il Pd sta facendo su Riccardo Villari per farlo dimettere dalla presidenza della Commissione di Vigilanza sulla Rai sono “un comportamento eversivo” che mette in grave difficoltà anche il Presidente della Repubblica. A sostenerlo è il leader radicale Marco Pannella che convoca una lunga conferenza stampa per annunciare che a breve comincerà un’azione nonviolenta proprio per “aiutare” il Capo dello Stato.

“Giorgio Napolitano, infatti - racconta Pannella - il 3 ottobre mi scrisse una lettera nella quale spiegava di condividere la necessità che le regole democratiche venissero rispettate arrivando al più presto all’elezione del giudice costituzionale e del presidente della Commissione di Vigilanza. In particolare, Napolitano scrisse come fosse indispensabile che su ogni pur comprensibile diversità di valutazioni politiche prevalga la consapevolezza dell’inderogabile dovere costituzionale da adempiere”.
Se Villari dovesse dimettersi, aggiunge Pannella, per le pressioni ricevute dal Pd verrebbe “preso in giro anche il Capo dello Stato”. E così lui, per scongiurarlo, comincerà appena tornato da Bruxelles un’azione nonviolenta “che comprenderà tra le varie cose anche lo sciopero della fame e della sete”.

Villari comunque c’è, conclude, “è stato eletto regolarmente” ed è in condizione di “svolgere perfettamente le sue funzioni”, quindi perché costringerlo a dimettersi? La ragione politica, sottolinea, “non può prendere il sopravvento sul rispetto delle regole e della Costituzione.”

radicali

venerdì, novembre 14, 2008

Crisi, rigore e sacrifici

Ha ragione napolitano nel dire che in una situazione difficile, come quella attuale, si impongono politiche di rigore e anche sacrifici.

Faccio notare però che i sacrifici dovrebbero essere fatti da tutti ed in particolare dalle istituzioni, dalla classe politica ed in genere da coloro che hanno grandi responsabilità.

Se non sbaglio i costi del Quirinale continuano ad essere troppo elevati e manca trasparenza.
Gli sprechi della repubblica italiana sembrano non avere limiti, e questo a partire dal quirinale...

Purtroppo la repubblica e la classe politica fanno ben poco per diminuire gli sprechi, alle volte indecenti.

Gli italiani fanno già sacrifici. E la repubblica?

Crisi: Napolitano, si impongono rigore e sacrifici

ROMA - "Si impongono politiche di rigore e anche sacrifici", ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in un discorso a braccio al Quirinale. Si impongono, ha aggiunto, di fronte "ad una situazione difficile come non si vedeva da anni", nella quale si sovrappone la questione antica del debito pubblico e l'effetto della crisi economica mondiale sempre più evidente. Tuttavia, ha concluso, non bisogna perdere di vista esigenze di spesa pubblica prioritaria in alcuni settori perché "le voci di spesa non sono tutte uguali".

ansa

Carlo, principe del Galles



Carlo, principe del Galles compie 60 anni.
Auguri Altezza Reale !!

Carlo, principe del Galles, al secolo Charles Philip Arthur George Mountbatten-Windsor (Londra, 14 novembre 1948), è il figlio maggiore della regina Elisabetta II e del Principe Filippo, duca di Edimburgo.

Detiene il titolo di principe del Galles dal 1958, e il suo titolo completo è sua altezza reale il principe del Galles, eccetto in Scozia dove è conosciuto come sua altezza reale il principe Carlo, duca di Rothesay.
Ricopre il grado militare di Contrammiraglio della Marina Reale Britannica e, a titolo onorifico, quello di Maggiore Generale della Household Brigade.

Carlo è erede al trono di sedici stati sovrani: il Regno Unito e quindici ex membri dell'Impero britannico, conosciuti con il nome di Commonwealth.
Se Carlo salirà al trono, sarà il primo monarca britannico a discendere dalla Regina Vittoria attraverso due linee di successione: da parte di madre, attraverso Edoardo VII, Giorgio V e Giorgio VI, e inoltre da parte di padre attraverso la Principessa Alice di Battenberg, nipote della Regina Vittoria.

prince of wales

mercoledì, novembre 12, 2008

La repubblica si allontana dalla democrazia

Il parlamento algerino ha approvato una legge di modifica della Costituzione che, elimina il limite di due mandati per il presidente della repubblica. Grazie a questa modifica l’attuale capo dello stato Abdelaziz Bouteflika, in carica dal 1999, pone una sicura ipoteca sulla sua rielezione.

Quello che avviene in Algeria non è un caso isolato, e non è solo un allineamento ad altre repubbliche africane, piuttosto la carica di presidente a vita succede in molte repubbliche in tutto il mondo.
Ecco alcuni esempi:
- In Tunisia dine Zine el Abi Ben Ali è al potere dal 1987
- l’Egitto dal 1981 è guidato da Hosni Mubarak.
- la Libia con Muammar Gheddafi è presidente dal 1969
- nello Yemen Alì Abdallah Saleh presidente dal 1978
- in Siria la famiglia Assad è al potere dal 1971 (prima il padre Hafez e ora il figlio Bashir)
- Korea del Nord (Kim Il Sung 1948-1994, Kim Jong II dal 1994)
- a Cuba Fidel Castro dal 1976 al 2008 (adesso il fratello Raúl Castro)
...
Anche negli Stati Uniti d'America i presidenti passano da padre a figlio (Kennedy, Bush ... dal marito alla moglie con Clinton?)

Visto che in molte repubbliche la carica dei presidenti va ben oltre il periodo del mandato (in genere 5 anni), questa tendenza dovrebbe far riflettere.
Già so l'immediata replica di un repubblicano : sempre meglio un presidente a vita piuttosto che un Re a vita.
Non è la stessa cosa.
In una Monarchia il sovrano regna e non governa e quindi un Re eventualmente non adatto, in ogni caso, non danneggia il resto del sistema.
Al contrario in una repubblica un presidente corrotto o incapace porta dei danni irreversibile a tutto lo stato in quanto il presidente è il punto di riferimento di tutto il mondo politico.

Inoltre le monarchie si adattano ai cambiamenti della società, rimanendo sempre stati democratici, invece gli ordinamenti repubblicani involvono ripiegandosi alla presidenza a vita per poi diventare delle dittature.

Insomma, la Monarchia è sempre preferibile alla repubblica!!!

Così anche la repubblica algerina si allontana dalla democrazia

Per l’Algeria è un grande passo indietro, mentre per il suo presidente, Abdelaziz Bouteflika, è indubbiamente un successo. Ieri il Parlamento di Algeri ha adottato la revisione dell’articolo 74 della Costituzione, che pone il limite di due mandati per l’elezione del capo dello Stato. Bouteflika, dal 1999 alla guida del paese, potrà quindi ripresentarsi per la terza volta il prossimo aprile, quando in Algeria si svolgeranno le presidenziali.

L’emendamento è passato con 500 voti a favore su 529. Otto gli astenuti e ventuno i contrari, tutti membri di partiti d’opposizione.Ma se Bouteflika pone una sicura ipoteca sulla sua rielezione, per l’ordinamento politico algerino è una grave involuzione. L’Algeria si è allineata alle altre repubbliche del nord Africa, dove la carica di presidente è ‘a vita’.
Basta guardare i numeri: in Tunisia Zine el Abidine Ben Ali è al potere dal 1987, mentre l’Egitto dal 1981 è guidato da Hosni Mubarak. E’ la Libia però a detenere il record, con Muammar Gheddafi ‘presidente’ dal 1969.

Nel resto del mondo arabo non va meglio, come nello Yemen di Alì Abdallah Saleh (in carica dal 1978) e in Siria con gli Assad al potere dal 1971, prima il padre Hafez e ora il figlio Bashir.
L’Algeria è l’ultimo esempio di quello che preoccupa gli esperti mediorientali: mentre le monarchie compiono piccoli passi verso la democrazia (si pensi ad alcuni regni del Golfo Persico che hanno introdotto il suffragio universale), gli ordinamenti repubblicani involvono ripiegandosi sulla presidenza a vita.

ilfoglio

lunedì, novembre 10, 2008

ONU repubblica democratica del congo


Nella parte orientale del Congo avviene la più grande catastrofe umanitaria dei tempi moderni: un milione di persone uccise, i superstiti tenuti in ostaggio, una generazione di bambini che non ha mai sorriso.
I bambini soldato, vestiti con la divisa verde del presidente Kabila, il kalashnikov sulle spalle e l’elmetto in testa, imparano presto a uccidere e a essere uccisi.
A Goma tutti si chiedono se conviene Vivere o Morire?
È un conflitto tipicamente africano, lotte tra razze e clan dove tutte le fazioni in campo commettono gravi crimini ai danni della popolazione.

Ma la parte più sconvolgente è che l’Onu, l’Occidente, le potenze, non se ne sono accorti
I poveri africani da tempo hanno capito che l'ONU serve a nulla,
la gente viene letteralmente macellata e la Monuc (la Missione dell’ONU in Congo) non li aiuta, ormai i contingenti Onu sono accusati pesantemente dalla gente.
Mascalzoni non hanno fatto nulla per evitare la guerra - urla una giovane donna, Maoro Frassine -. La mia casa è stata saccheggiata. Ho perso tutto; non ho più niente.
corrieredellasera

D'accordo che il compito dell'Onu è molto difficile, ma mancano gli ordini, i mezzi , la volontà politica .... a già lì non c'è petrolio, gas, denari ...

Adesso le Nazioni Unite lanciano l'allarme sul pericolo che il conflitto possa estendersi
larepubblica
Non potevano svegliarsi prima ?

Cosa serve l'ONU ?

Alla fine mi sia concesso una considerazione un pò polemica e che, forse, stona con la drammaticità della situazione.
Può sembrare una beffa, ma migliaia di persone muoiono in un paese che si definisce repubblica democratica.

A nulla sono valse le elezioni presidenziali e legislative del 2006 e a nulla è servito l'intervento della Nazioni Unite.

Si rafforza sempre più l'idea che la repubblica e democrazia sono più che altro gusci vuoti o vestiti affascinanti utilizzati dai regimi (alle volte dittature) per nascondere la realtà.