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giovedì, giugno 12, 2008

repubblica, magistratura, politica

In Italia ci sono troppe intercettazioni telefoniche, a volte poco giustificabili, a volte con evidente aberrazione del principio del Diritto, costano troppo alla Giustizia, le capacità investigative della polizia giudiziaria rimagono ad essere scarse, ed ormai la privacy è violata anche dalle istituzioni.
Spesso si vede gente innocente catapultate in prima pagina dei giornali, tv, web senza alcuna garanzia, quando si parla di garanzie civili si tocca un nervo scoperto del nostro paese .

È incivile diffondere fatti privati, ma è anche incivile non permettere ai cittadini di conoscere fatti moralmente e politicamente rilevanti. Senza questi due capisaldi la democrazia è a rischio.

In questa situazione di allarme democratico è perciò ragionevole ed auspicabile che presto al parlamento si approvi una nuova legge che regolamenti (attualmente assente) l’utilizzo di questo strumento ed in particolar modo la diffusione.

È evidente che la questione delle intercettazioni telefoniche deve essere inquadrata nel più ampio problema del sistema giustizia in Italia, un sistema che non funziona, che risulta inefficiente, discutibile e costoso. Ben venga quindi una seria e profonda riforma del sistema Giustizia in Italia.

Le intercettazioni telefoniche sono uno strumento molto utile, se non indispensabile, di indagine delicate e difficile, ma all'interno di in un corretto sistema giustizia.
In Italia però la Giustizia, come tutto lo stato repubblicano, è caotico, il numero elevato di leggi impedisce di concludere, in nodo chiaro e definitivo, una causa, non ne parliamo poi della lentezza.

Si deve avere la consapevolezza che esiste un problema centrale che impedisce qualsiasi risoluzione, cioé la guerra tra le Politica e la Magistratura, o meglio tra la parte politicizzata della Magistratura e la Politica, la quale è divisa anche su principi ed idee che dovrebbero invece appartenere a tutti gli schieramenti politici.

Purtroppo in Italia c’è una parte della Magistratura politicizzata che vuole condizionare la Politica, distruggendo, in questo modo, quel poco di Stato di diritto che si è faticosamente riusciti a costruire in cinquant’anni di storia repubblicana.

D’altro canto la Politica, dimostrata corrotta ed incapace, ha paura di essere ostaggio della magistratura e quindi cerca di limitare la sua indipendenza.

Ci troviamo di fronte ad un cortocircuito tra le istituzioni dello stato che genera una situazione di allarme democratico, nel quale tutto è più difficile.

Secondo me ormai in questa repubblica è impossibile che tra la magistratura e la politica possa esserci un rispetto e collaborazione reciproca, tra questi due fondamentali poteri di uno stato c’è una vera e propria guerra.

Le ultime esternazioni di cossiga sono eloquenti.
Il presidente emerito ha espresso, con il proprio stile, il suo parere sullo scontro tra la magistratura ed il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, relativamente alle nuove misure sulle intercettazioni previste dal Governo Berlusconi.

Nel periodo repubblicano sono avvenuti una serie di fattori rilevanti - la corruzione sistematica della classe politica, uno stato incapace, il crollo delle ideologie sulle quale si fonda la repubblica (comunismo, fascismo/antifascismo) - che hanno dato forza ad una frangia della magistratura politicizzata di auto nominarsi custodi della verità, dell'etica, dello stato.

In qualsiasi stato democratico e di diritto non esiste una magistratura che si opponga alle iniziative legislative di un governo, quale che esso sia. Invece ci sono magistrati che esternano la loro contrarietà a qualsiasi proposta di mutare qualcosa nell'ordinamento giudiziario.

La situazione è ancor più drammatica perché la repubblica è un sistema multi oligarchico dove esistono molte caste in lotta tra di loro : la casta della politica, dei sindacati, degli intellettuali, degli industriali, dei banchieri, della magistratura ....

In questo contesto il bene comune non esiste, tutto è secondario agli interessi delle caste, la cosiddetta normalità o democrazia è generata dall’equilibrio tra le caste, un sistema che però funziona solo quando le risorse economiche possono soddisfare tutti gli appetiti...
Adesso però c'è una profonda crisi economica a livello mondiale...

Il regime repubblicano ha frantumato il nostro Bel Paese ed in questa lotta tra le caste l’Italia affonda!

Forse l’unico modo di ridare riscatto al nostro Paese è di riscrivere una nuova costituzione, ricostruire un nuovo stato.
Insomma una Rivoluzione.


INTERCETTAZIONI: COSSIGA, ALFANO BUON RAGAZZO MA E' SCOPPIATO IL PUTIFERIO

Roma, 11 giu. - (Adnkronos) - "Quel buon ragazzo di Angelino Alfano, ministro della Giustizia, aveva avuto il mandato di fare la pace con la magistratura e da bravo scolaretto, subito dopo aver giurato, si e' recato alla sede dell'Associaziona nazionale magistrati a rendere devoto omaggio agli 'oligarchi della giustizia' ed aveva lanciato il 'nuovo verbo': 'Nulla mai il governo fara' che abbia a che vedere anche da lontano con la giustizia e la magistratura, se non con l'accordo dei magistrati!'. Poi il premier Berslusconi volle le leggi sulla sicurezza e ed anche quelle per la limitazione delle intercettazioni: e scoppio' un putiferio!". E' quanto dichiara il presidente emerito Francesco Cossiga.

adnkronos


GRAZIE, PRESIDENTE COSSIGA! FINALMENTE IN POLITICA SI PUO’ DIRE LA VERITA'.

IL PRESIDENTE EMERITO FRANCESCO COSSIGA DENUNCIA AL PRESIDENTE NAPOLITANO E AGLI ITALIANI L’ASSOCIAZIONE A DELINQUERE DELLA MAGISTRATURA.

“Signor Presidente, mi permetto di scriverLe questa lettera aperta. Da ex-capo dello Stato a Capo dello Stato in carica. (…….) Da liberale, sono per la più ampia libertà di associazione e per la più ampia libertà di critica, libertà senza le quali non vi può essere un regime di libertà.

L’Associazione Nazionale Magistrati non è però un’associazione di cittadini qualunque: essa è quell’associazione – ormai diventata, per debolezza delle istituzioni democratiche e della politica, una potente lobby politico-sindacale di carattere quasi eversivo -, che raccoglie giudici e pubblici ministeri, cioè coloro che in pratica dicono, al di là ed anche fuori della volontà del Parlamento, che cosa sia legge e che cosa legge non sia. Addirittura, decidono in pratica quasi ciò che sia giusto e giusto non sia, spesso dilettandosi a riscrivere la storia, dettare giudizi morali e politici, e perfino osando trasferire gli stessi in aberranti richieste, ordinanze e sentenze. (…….)”

(Puoi leggere il testo intero della Lettera su vari Quotidiani e in tutte le Agenzie, di oggi 10 giugno 2008)
blog

giovedì, giugno 05, 2008

napolitano divide gli italiani

Oltre che far rispettare la costituzione, il presidente della repubblica deve difendere l’Unità d’Italia e perciò dovrebbe insegnare gli italiani ad amare la Patria ed a sentirsi un popolo unito.
Invece ieri a Napoli, napolitano, dopo aver ammesso i troppi errori compiuti dai politici, non ha potuto resistere alla tentazione di difendere la parte politica alla quale appartiene e la città dove ha vissuto.
Infatti napolitano ha denunciato senza mezzi termini la complicità con la camorra napoletana di numerose industrie del nord ed ha aggiunto che i rifiuti tossici in gran parte sono arrivati dal nord, ne sia consapevole l’opinione pubblica delle regioni del nord.

Se è vero che la responsabilità non è esclusivamente colpa di bassolino & company e dei napoletani, comunque per risolvere i gravi e impellenti problemi un capo di stato dovrebbe facilitare la risoluzione dei problemi e non certo aumentare la divisione tra nord e sud, tra gli italiani.
Quindi le parole di Napolitano sono sbagliate e pericolose.
Buttare la colpa anche al Nord, significa sminuire se non nascondere le responsabilità della classe politica della Campania e del disastroso tessuto sociale campano.
Il discorso di napolitano è tipico della classe politica (alla quale lui appartiene), cioè quel giustificazionismo senza assumersi le responsabilità.
Forse la colpa maggiore che si può additare alla repubblica è la mancanza di responsabilità, e storicamente si è visto che quando la rabbia e rancore degli italiani nei confronti dello stato ha superato i livelli d’allarme, per salvare il salvabile il regime ha additato come unico responsabile del disastro il cattivo di turno (craxi, berlusconi, mastella, mafia...).
Piuttosto visto che napolitano ha fatto ben poco per sollecitare soluzioni a Napoli, non dovrebbe chiedere scusa ai napoletani?
Se non sbaglio, mesi fa aveva minimizzato l’emergenza, sostenendo che i richiami europei erano eccessivi. Ebbene, poi siamo arrivati alla procedura d’infrazione UE.
Ricordo che quando il governo Prodi tentò di aprire le prime discariche Napolitano, richiamando la popolazione ad un’assunzione di responsabilità, si affrettò a farsi garante della provvisorietà di quelle discariche, alimentando perciò le proteste.

In realtà dai vari discorsi di napolitano, dei politici ed osservatori l’unica convinzione che si ha è che lo stato repubblicano è un sistema corrotto e corruttrice, dal Nord al Sud, e quindi ben poche persone hanno il diritto ad ergersi a giudici e a fustigatori.

Inutile aggiungere che scaricando le colpe al Nord napolitano ha peggiorato la situazione ed assistiamo ad uno scontro frontale tra il presidente della repubblica e la Lega Nord.
E non basta, perché le nuove parole del capo dello Stato non hanno posto termine alla polemica, anzi l'hanno rinfocolata, tanto che il presidente leghista della commissione Ambiente della Camera ha detto : Forse è Napolitano che non ha letto abbastanza bene gli atti parlamentari della commissione sui rifiuti, se vuole gli do una mano io in commissione a leggere meglio

Non solo l'emergenza dei rifiuti sono di difficile risoluzione, ma le istituzioni repubblicane alimentano le divisioni tra gli italiani.


linko due blog.

Sembrerò un becero leghista, lo so. Ma quando sento dal Presidente della Repubblica, mio conterraneo, che i rifiuti tossici “in gran parte sono arrivati dal nord, ne sia consapevole l’opinione pubblica delle regioni del nord”, mi tocca ‘a nervatura…
Questi discorsi li sento da una vita, ed innescano meccanismi autoassolutori molto in voga dalle mie parti. Dire che il Nord ha mandato i rifiuti tossici in Campania, viene tradotto dalla degradata società campana come una sorta di “E adesso voi del Nord ci dovete risolvere il problema”. Alla fine i riflettori si spostano sui cattivi nordisti, ponendo in secondo piano il criminale traffico dei rifiuti posto in essere dalla camorra con il silenzio dei cittadini.
Togliamoci dalla testa il fatto che tutto il disastro ambientale che viviamo in Campania sia colpa delle imprese del Nord. A meno di non credere alla favola che ci narra di imprese padane che dalla sera alla mattina venivano a scaricare nell’Agro aversano, nel Litorale Domitio o nel triangolo della morte Nola-Acerra-Marigliano.
Il prodotto tossico è stato “richiesto” dalla camorra, che ha poi incrociato la domanda di “smaltimento” a basso costo delle imprese padane. Senza la camorra era ed è impossibile sversare anche un solo fustino tossico, dato lo storico “controllo” del nostro territorio da parte delle organizzazioni criminali. La camorra non viene dopo che i padani hanno deciso di sversare illegalmente ogni tipo di rifiuto. No, la camorra viene prima, cerca i padani e si offro loro per smaltire a basso costo.
E c’è di più. Le terre su cui si sversava non erano di nessuno. Erano di cittadini campani, di agricoltori e non, che quasi mai si sono opposti a tale fenomeno criminale e dannoso per la salute, anche la loro. Andate a Parete, a Trentola e chiedete in giro se sapevano che si smaltivano rifiuti tossici nelle campagne circostanti. Tanti diranno di sì (ma mai in pubblico). Sapevano e tacevano, “tanto prima o poi se ne andranno”. Cercavano di autoconvincersi.
Per questo, le parole di Napolitano sono sbagliate e pericolose. Buttare la croce sulle aziende del Nord (che devono pagare, sia chiaro), significa sminuire se non nascondere le responsabilità della classe dirigente della Campania e del disastroso tessuto sociale campano. Basta con il giustificazionismo. Assumiamoci le nostre responsabilità. Sarebbe pure ora…
blog1



Bravo Napolitano!
La camorra è responsabile di molti traffici compreso quello dei rifiuti tossici, ha ricordato Napolitano sottolineando che questi rifiuti insalubri «in gran parte sono arrivati dal nord, ne sia consapevole - ha aggiunto - l'opinione pubblica delle regioni del nord». Ai cittadini della Campania invece Napolitano fa osservare che nell'attuale situazione non è minacciata solo la salute di un quartiere ma di «milioni di cittadini». E la soluzione «consiste nell'estirpare la criminalità e nell'eliminare la piaga dei traffici camorristici riprendendo la strada per creare le condizioni per un ordinato ciclo di smaltimento con soluzioni urgenti e non più rinviabili».
blog2

lunedì, giugno 02, 2008

2 giugno repubblica monarchia


Si sa benissimo che non esiste nulla di eterno, eppure in Italia la repubblica è considerata eterna.
Infatti l'articolo 139 della costituzione afferma che la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione.

Lascio da parte le battute, i noti brogli del referendum istituzionale del 1946 ed il fatto che la repubblica non è mai stata proclamata.

Si dice che l’Italia deve rimanere per sempre una repubblica, perché così volle il nostro popolo dopo la seconda guerra mondiale.
I fatti, però, dimostrano il contrario.
1. La legge istitutiva dell’Assemblea Costituente stabiliva che quest’ultima avrebbe avuto un anno di tempo per approvare la Costituzione.
In caso contrario, l’assemblea sarebbe stata sciolta di diritto e il popolo avrebbe dovuto eleggerne un’altra.
2. Alla scadenza del termine annuale (17 Giugno 1947) la Costituzione non era ancora pronta.
3. L’Assemblea Costituente si autoprorogò il mandato, violando la legge e impedendo al popolo di esprimersi in proposito.
I costituenti temevano che nuove elezioni avrebbero modificato la composizione dell’assemblea in senso favorevole a un ritorno della Monarchia, previo nuovo referendum.
4. Nel tentativo di evitare un ritorno democratico alla Monarchia, venne introdotto l’art. 139 della Costituzione, che stabilisce: “La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale”.
5. Questa norma fu approvata solo da una minoranza dei componenti dell’assemblea. Infatti, votarono a favore solo 274 membri su 556 (il 49%), mentre 205 erano assenti e 77 votarono contro. Gli emendamenti che chiedevano la soppressione di tutto l’art. 139 non vennero neppure messi in votazione.
6. L’art. 139 vorrebbe impedire al popolo di scegliere liberamente la forma istituzionale del proprio Stato.

In altre parole, mentre la Monarchia, nella persona di Umberto II di Savoia, accettò che fosse il popolo italiano a decidere fra Monarchia e Repubblica, quest’ultima vieta allo stesso popolo di esprimersi su un argomento di tale importanza.

Re Umberto II non ha mai abdicato e ha sempre affermato che nel giugno 1946 il governo italiano si rese responsabile di un vero e proprio atto rivoluzionario, che impedì di stabilire quale fosse stata veramente la volontà espressa dal popolo nel referendum istituzionale.

Il regime repubblicano ha rimossi dalla Storia i punti elencati in questo post.
Perchè?
E' giusto che questi dati oggettivi siano stati nascosti?

Se, come afferma la repubblica, la sovranità è popolare che senso ha l'articolo 139 se non la paura di essere spazzata via prima o poi dal popolo?

venerdì, maggio 30, 2008

Polizia, stato, repubblica, indulto

L’altro giorno il capo della Polizia è stata chiamato dalle commissioni Giustizia e Affari costituzionali del Senato a dare un parere in vista dei provvedimenti annunciati dal governo.
In genere i capi della Polizia, un po’ per vocazione e un po’ per convenienza, non rilasciano interviste se non in occasioni eccezionali, come brevi discorsi di circostanza nell’occasione di qualche ricorrenza.
Questa volta invece Manganelli ha messo il dito su una piaga endemica del nostro sistema : inefficienza delle leggi, incapacita dello stato, e mancanza della certezza della pena.
Il capo della polizia, Antonio Manganelli, ha lanciato un vero e proprio allarme al Senato e, parlando della questione sicurezza, ha sottolineato la difficoltà riscontrata dalle forze dell'ordine nel contrastare la criminalità clandestina.

In particolare Manganelli ha puntato il dito sulla situazione instabile da indulto quotidiano che si viene a creare ogni giorno tra le strade grazie all’incertezza e alla duttilità delle pene che vanno a danneggiare di conseguenza il lavoro della magistratura e della Polizia.
Manganelli ha ammesso che l'emergenza clandestini è più grave che mai e che gli strumenti in mano alle forze dell'ordine per contrastare i crimini, in aumento, compiuti da immigrati irregolari sono ancora poco efficaci.

Evidentemente in un Paese si giunge ad un’emergenza del genere solo se lo vuole lo stato.

La radiografia di Manganelli è insieme coraggiosa e impressionante.
L’allarme lanciato dal capo della Polizia, che ha addirittura parlato di indulto quotidiano, ha un profondo significato politico in quanto è una dura critica all’operato svolto finora dal regime repubblicano.
Se addirittura la Polizia si sente in obbligo di criticare lo stato vuol dire proprio che la repubblica ha fallito.

Manganelli ha detto che l'indulto quotidiano e' una situazione vergognosa.
Io aggiungo : repubblica vergognati !!

Visto che il capo della polizia non ha fatto certo giri di parole per raccontare le dimensioni di un disastro tutto italiano, riporto alcuni punti illustrati dal capo della Polizia e pubblicati in alcuni giornali.

  • Non gioco a fare il giurista – spiega – né voglio entrare nelle prerogative del Parlamento, ma quella che abbiamo oggi è una situazione vergognosa.

  • Le forze dell’ordine non sono in grado di contrastare l’immigrazione clandestina

  • «Viviamo una situazione di indulto quotidiano di cui tutti parlano. Ma su cui non si è fatto nulla negli ultimi anni».

  • In tutto il 2007 gli immigrati clandestini fermati e avviati ad espulsione sono stati 33.897, ma solo 6.366 di loro hanno trovato posto nei Cpt: di fatto, 27 mila sono stati destinatari di un ordine scritto (di allontanamento), naturalmente non accolto nella stragrande maggioranza, se non nella totalità, dei casi».

  • viviamo in «una situazione vergognosa di indulto quotidiano che rende assolutamente inutile la risposta dello Stato e vanifica gli sforzi di polizia e magistratura».

  • i problemi maggiori, spiega Manganelli, li provoca l’immigrazione irregolare

  • Il trenta per cento dei reati di criminalità diffusa vengono commessi da clandestini.

  • Un terzo della popolazione carceraria è composto da stranieri arrivati di straforo

  • non basta pattugliare meglio le coste, perché, racconta: «Gli sbarchi rappresentano solo il dieci per cento del fenomeno, il sessanta-settanta per cento della popolazione clandestina è rappresentato da chi entra regolarmente con visti turistici e poi rimane sul nostro territorio».

  • Il vero guaio, prosegue il capo della polizia, è che attualmente rimandarli a casa è un’impresa quasi impossibile

  • «Dal primo gennaio a oggi le forze dell’ordine hanno fermato oltre 10.500 clandestini per i quali hanno ritenuto di avviare le procedure di espulsione». Ebbene, «solo 2.400 di costoro hanno trovato posto nei centri di permanenza, gli altri ottomila hanno di fatto ottenuto un perdono sul campo, cioè gli è stato consegnato un foglio di via, che equivale a un niente»

  • Serve «qualsiasi norma che possa rendere certa la pena e rendere effettiva l’espulsione, attraverso l’adeguatezza dei centri e dei tempi di permanenza e attraverso qualsiasi altra cosa che vada incontro alla rapidità delle procedure».

  • «la madre di tutte le soluzioni è quella di stipulare accordi bilaterali con i Paesi dai quali provengono gli stranieri irregolari».

  • andrebbero abolite alcune norme, come quella che prevede che, per fargli scontare la pena nella sua terra d’origine, ci sia l’assenso pure del detenuto

  • spesso all’estero la situazione delle carceri è peggiore della nostra. «L’ultima volta che sono andato a Bucarest c’erano in una sola cella 23 letti per 43 detenuti».


  • Alcuni links
    ilgiornale
    ilmessagero
    corrieredellasera
    lastampa

    giovedì, maggio 22, 2008

    I norvegesi preferiscono la monarchia


    l'attuale emblema ufficiale di stato del Regno di Norvegia. Lo scudo è composto da un leone d'oro, linguato e coronato, impugnante un'ascia al naturale, caricato su campo rosso.

    Giovedì scorso una proposta del partito socialista è stato nettamente battuta dal parlamento della Norvegia.
    Dei 169 membri del parlamento norvegese solo 21 hanno appoggiato la proposta mentre 106 membri del parlamento norvegese l'hanno bocciata, sostenendo la monarchia.

    Già nel giugno del 2004 una proposta simile aveva ottenuto 26 voti e quindi negli ultimi anni la monarchia è sempre più sostenuta, anche tra la sinistra.

    Berit Brorby, membro del Labour Party che è la forza principale del governo di coalizione rosso-verde, dice che la monarchia lavora molto bene e che l'opinione pubblica è decisamente a favore della monarchia.

    W il RE !
    W la Monarchia !

    Proposal to abolish Norwegian monarchy scrapped

    Oslo - A proposal to scrap the Norwegian monarchy was voted down Thursday by a strong majority in parliament.
    The opposition Socialist Left Party introduced the proposal to re-write the constitution.
    The party has 15 seats and garnered 21 votes, including from the opposition Liberal Party, while 106 members of the 169-seat parliament voted against.
    A similar proposal in June 2004 garnered 26 votes in favour of doing away with the monarchy.
    Berit Brorby, member of the Labour Party, the main force in the ruling red-green coalition, said the monarchy worked well and had strong public support, Norwegian news agency NTB reported.

    Proposal_to_abolish_Norwegian_monarchy_scrapped