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martedì, dicembre 04, 2007

Scuola repubblicana


La scuola italiana bocciata dall'Ocse.

La pagella per la scuola italiana viene dal prestigioso rapporto Ocse-Pisa (Progress in International Reading) 2006, giunto alla terza edizione che analizza la situazione degli studenti di 15 anni di eta' in 57 paesi di tutto il mondo, tra aderenti all'Ocse o con rapporti di partenariato.

I risultati non lasciano dubbi: l'Italia ben al di sotto della media europea, e' al 33/mo posto per competenze di lettura, al 36/mo per cultura scientifica, al 38/mo posto per quella matematica.
Con risultati che sono peggiorati rispetto alle precedenti rilevazioni triennali, avvenute nel 2000 e nel 2006: nel 2003 i quindicenni italiani figuravano al 27mo posto per le loro competenze nelle materie scientifiche, nel 2006 sono slittati al 36mo posto.
Gli studenti italiani presentano conoscenze piu' scarse in scienze, matematica e in lettura.

Risultati ancora piu' pesanti se si considera il livello di Pil del paese e il numero dei progetti di ricerca. Quello che il rapporto evidenzia e', soprattutto, l'alto numero (un quarto o piu') di studenti che hanno raggiunto un risultato sotto il livello 2, in pratica l'insufficienza.

I dati dimostrano che ci troviamo di fronte ad un forte decadimento del livello educativo nella scuola Italiana, ci sono pochi insegnanti validi.
La diseducazione e il decadimento della scuola sta portando a demolire i valori morali e comportamentali della società.

Siamo arrivati a questo, perche' durante il periodo repubblicano abbiamo distrutto tante cose valide senza però mai proporre delle alternative.
L'educazione dei ragazzi era basata su tre assi portanti, la famiglia, la scuola e la chiesa.
La famiglia l'abbiamo sacrificata al dio denaro, adesso il padre e la madre lavorano con il risultato che non si ha più il tempo di seguire i figli.
Inoltre abbiamo indebolito la famiglia tradizionale con il divorzio e favorendo altri tipi di famiglia che non fanno certo crescere bene i bambini.
La scuola è nelle mani di insegnanti incapaci e comunque meno educatrice rispetto al passato, e siamo arrivati al punto che se un alunno indisciplinato riceve una nota l'insegnante rischia di essere denunciato dai genitori.
L'insegnamento della Chiesa l'abbiamo relegata ai margini, sostituita da uno stato corrotto ed inefficiente.

In questa situazione i ragazzi crescono con modelli sbagliati, senza dialogo e senza valori.
La colpa di questa debacle non può che essere dello stato repubblicano.
La classe politica non e' capace di fare nulla quindi anche di riformare la scuola, inoltre i governi che si sono succeduti smontano ogni volta le riforme precedenti aumentando confusione.

La scuola è peggiorata per la fortissima presenza della propaganda repubblicana che ha politicizzato quasi tutto.
L'insegnamento è filtrato e controllato dal regime repubblicano, la scuola è diventato il mezzo con il quale il regime ha plasmato la cultura e la società.
Senza meritocrazia, appiattimento totale, falsi principi e valori, questi sono i frutti della scuola repubblicana.

Perché meravigliarsi del bullismo, del decadimento del livello educativo in Italia quando la scuola è controllata e gestita da uno stato repubblicano così corrotto ed inefficiente?

Scuola,italiani i più somari in Ue
Lo rivela un rapporto dell'Ocse

Gli studenti italiani sono i più somari d'Europa. Lo rivela un rapporto dell'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che fotografa la situazione degli studenti 15enni in 57 paesi del mondo. L'Italia è al 33esimo posto per competenze di lettura, al 36esimo per cultura scientifica, al 38esimo posto per quella matematica. I risultati sono peggiorati rispetto alle precedenti rilevazioni nel 2000 e nel 2006.

La pagella per la scuola italiana viene dal prestigioso rapporto Ocse-Pisa (Progress in International Reading) 2006, giunto alla terza edizione. I risultati sono ancora più pesanti se si considera il livello di Pil del paese e il numero dei progetti di ricerca. Quello che il rapporto evidenzia è, soprattutto, l'alto numero (un quarto o più) di studenti che hanno raggiunto un risultato sotto il livello 2, in pratica l'insufficienza.

Per quanto riguarda la differenza tra maschi e femmine, le ragazze di tutti i paesi interessati dalla ricerca hanno fatto meglio dei loro coetanei: in particolare, in Italia lo scarto è di 41 punti a favore delle studentesse.

Cultura scientifica
Se nel 2003 i quindicenni italiani figuravano al 27esimo posto per le loro competenze nelle materie scientifiche, nel 2006 sono slittati al 36esimo posto. In cima alla lista ci sono gli studenti della Finlandia, Paese che non solo continua a mantenere buoni risultati (da 548 punti a 563), ma in cui tutti gli alunni raggiungono livelli di buon rendimento. Dietro l'Italia si piazzano Portogallo (474), Grecia (473) e Israele (454). Fra i Paesi al di sotto della media Ocse, oltre all'Italia, si posizionano Croazia, Slovacchia, Lituania, Norvegia. E peggio dei nostri ragazzi, oltre ai coetanei di Portogallo e Grecia, fanno gli studenti di Bulgaria (434 punti) e Romania (418), fra gli ultimi entrati nella Ue.

Lettura
L'Italia si posiziona al 33esimo posto, totalizzando un punteggio totale di 469, che la posiziona al di sotto della media Ocse nella classifica che vede ai primi cinque posti Corea del Sud, Finlandia, Hong Kong, Canada e Nuova Zelanda. Di paesi dell'Unione Europea, soltanto Repubblica Slovacca, Spagna e Grecia hanno fatto peggio del nostro paese, oltre alle nuove entrate Bulgaria e Romania. L'Ocse, inoltre, rileva come l'Italia abbia peggiorato il proprio risultato rispetto al primo rapporto Ocse-Pisa del 2000.

Matematica
Italia al 38esimo posto (con 462 punti) della classifica che vede ai primi cinque posti Taiwan, Finlandia, Hong Kong, Corea del Sud e Olanda. Peggio dell'Italia, tra i paesi dell'Unione europea soltanto la Grecia che si posiziona al 39esimo posto e Bulgaria e Romania. Anche per la cultura matematica, come per la capacità di lettura, almeno un quarto degli studenti che hanno partecipato al progetto non ha raggiunto la sufficienza del secondo livello di conoscenza, classifica in cui siamo superati anche dalla Grecia.

L'Italia, infatti, è fuori anche dalla "classifica" che vede almeno il 70% degli studenti raggiungere il secondo livello. Come per le altre due rilevazioni Ocse-Pisa, anche per quella matematica i risultati ottenuti nel 2006 sono peggiori di quelli del 2003. A differenza della classifica per capacità di lettura, per la matematica i ragazzi si sono comportati meglio delle loro colleghe studentesse.

Fioroni: "Preoccupato per i dati Osce"
Il ministro dell'istruzione Fioroni, parlando a 'Panorama del giorno' su Canale 5, si è detto "preoccupato" dei dati Ocse sulla salute della scuola italiana. "E' il motivo per cui abbiamo introdotto non delle nuove riforme, delle quali la scuola non ha bisogno, ma un ritorno ad alcuni elementi di buonsenso - ha detto -. In dieci anni abbiamo diplomato otto milioni e ottocentomila studenti con lacune gravi e gravissime con questo sistema dei debiti non recuperabili. Aver ripristinato il recupero entro settembre, e chi non li recupera deve ripetere l'anno, credo che sia un segnale di voler ritornare ad una scuola seria, requisito essenziale per farla essere di qualità".

Un'inversione di tendenza, ha detto ancora Fioroni, la "registriamo per esempio nelle scuole elementari dove sono stati realizzati una serie di interventi necessari. Vuole dire fare meno progetti ma più didattica in classe". Ma anche "l'attenzione posta nell'ultimo anno sulle materie scientifiche, sulla necessità di potenziare l'insegnamento della matematica e delle scienze, ha portato al raddoppio delle iscrizioni alle facoltà scientifiche".

tgcom



larepubblica

giovedì, novembre 29, 2007

Forleo, CSM, politica

Il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione (Priscoli) ha dato avvio all’azione disciplinare nei confronti del GIP Clementina Forleo.

Il motivo sono le frasi di accusa rivolte a vari parlamentari, tra cui Fassino e D’Alema, di cui era corredata l’ordinanza con cui aveva chiesto alla Camera dei Deputati l’autorizzazione ad utilizzare le loro intercettazioni telefoniche.
Alla Forleo si era lasciata sfuggire osservazioni pesantissime, fino a sostenere che il presidente ed il segretario del DS sarebbero stati consapevoli complici di un disegno criminoso…pronti e disponibili a fornire i lori apporti istituzionali, in totale spregio dello Stato di diritto.

Si giunge all'azione disciplinare perchè il GIP, che dovrebbe essere giudice terzo ed equilibrato, si era in sostanza sostituito al Pubblico Ministero, che con durissime parole hanno reso addirittura abnorme la celebre ordinanza.

La Forleo se l'aspettava anche perché era consapevole di aver combattuto contro i soprusi dei poteri forti, fino a sostenere anche al collega De Magistris, impegnato a sua volta in una clamorosa battaglia contro il Palazzo e il malcostume della politica. (Mastella ...)

Ciò che è strano, e che lascia dubbi ed inquietudini, è la velocità con la quale questa volta il CSM ha deciso di aprire l'azione disciplinare.
Non si può dimenticare il famoso Resistere, resistere, resistere che l’allora Procuratore di Milano Borrelli indirizzava a Berlusconi e al suo Governo.
Perchè a fronte delle esternazioni della Forleo, questa volta si è deciso di avviare un’azione disciplinare, mentre invece fu risparmiata all’esponente del pool di mani pulite?

E' vero che il GIP dovrebbe essere giudice terzo ed equilibrato, ma perchè il CSM difende questo concetto solo adesso ?

E' lecito pensare che ci troviamo difronte all’ennesimo omaggio che le toghe riservano alla sinistra italiana, si tratta di una sorta di invito a smettere di indagare ai vari Fassino, D’Alema o chi per loro.

Inoltre vorrei sottolineare il fatto che, guarda caso, adesso il CSM è presieduto da napolitano, cioè un presidente della repubblica che proviene dal partito comunista e che è stato votato solo dalla maggioranza di sinistra.

Purtropo in questa repubblica i principi sono secondari agli interessi .
Quindi si smetta di nascondere la bramosia o gli interessi di bottega sotto principi che, se giusti, devono valere sempre e per tutti.

Caso Unipol, ora la Cassazione vuole punire il gip Clementina Forleo
A settembre il giudice di Forum Ferdinando Imposimato gliel’aveva anticipato in un colloquio riservato: «Guarda che vogliono aprire un procedimento disciplinare contro di te». Previsione azzeccata. Il Procuratore generale della Cassazione Mario Delli Priscoli ha promosso l’azione disciplinare contro il gip milanese Clementina Forleo. Oggetto dell’indagine: l’ormai celebre ordinanza con cui il giudice aveva chiesto alla Camera l’ok all’utilizzo delle telefonate intercettate fra sei parlamentari e alcuni degli indagati nelle inchieste sulle scalate bancarie. Per Delli Priscoli quel provvedimento, con cui venivano pesantemete tirati in ballo i leader dei Ds MassimoD’Alema e Piero Fassino, sarebbe abnorme.

In poche parole, la Forleo avrebbe svolto una parte non sua, sostituendosi di fatto ai Pm. D’Alema, Fassino e gli altri deputati - tre di Forza Italia - infatti non erano stati iscritti dalla Procura di Milano nel registro degli indagati e quelle conversazioni, pur definite penalmente rilevanti, erano state invece utilizzate dall’accusa per puntellare i capi d’imputazione contro i principali indagati, ad esempio l’ex numero uno di UnipolGiovanni Consorte e il suo vice Ivano Sacchetti. Ma la prudenza dei Pm era stata travolta dal gip. Nell’ordinanza la Forleo aveva definito il ministro degli Esteri D’Alema e il senatore Nicola Latorre «consapevoli complici di un disegno criminoso», ipotizzando per loro il possibile concorso nel reato di aggiotaggio. Non solo: li aveva descritti, insieme a Fassino, come «pronti e disponibili a fornire i loro apporti istituzionali, in totale spregio dello Stato di diritto». Parole durissime che il gip aveva scritto dopo aver letto attentamente le carte, ma che non trovavano riscontro nelle ipotesi formulate dai Pmnel filone Unipol. Parole che avevano provocato reazioni altrettanto taglienti: D’Alema aveva parlato di «asserzioni assolutamente stupefacenti e illegittime» e aveva denunciato «l’anomalia» del testo.

Ora quel provvedimento viene ritenuto abnorme e quei giudizi sui big del Ds, oggi confluito nel Partito democratico, diffamatori. Nelle scorse settimane la Forleo aveva denunciato, prima in tv, poi con un esposto consegnato ai carabinieri, infine con una deposizione a Brescia, il clima di isolamento in cui si era venuta a trovare dal momento in cui aveva cominciato a maneggiare i fascicoli di Unipol e aveva messo il naso nei santuari del potere Ds. Aveva descritto le pressioni e i tentativi di intimidazione subiti, il pressing per ammorbidire i toni dei suoi provvedimenti. Aveva ingaggiato una polemica durissima con il tenente dell’arma di Brindisi Pasquale Ferrari e con i Pm della città pugliese, titolari dell’indagine sulle minacce subite dai suoi genitori, infine aveva chiamato in causa il Procuratore generale di Milano Mario Blandini che, nel corso di un incontro a Palazzo di giustizia, le avrebbe detto: «Qua ha chiamato D’Alema». Blandini l’aveva smentita.

Lei non si era fermata e aveva citato anche un’altra circostanza: l’incontro con Imposimato. L’ex giudice l’aveva messa in guardia: «Ci sono pressioni su Delli Priscoli perchè apra un procedimento su di te». Ora quel fascicolo, sussurrato dal tamtam del Palazzo per settimane, è realtà. E la Forleo, che se l’aspettava, lo liquida con poche parole: «E’ la cronaca di un evento annunciato». Per Delli Priscoli l’ordinanza è abnorme. Ma al gip vengono addebitati anche altri due episodi: le offese rivolte al tenente Ferrari per i ritardi dell’inchiesta sulle telefonate mute ricevute dai genitori del giudice prima di morire in un incidente stradale. Ancora, il violento battibecco nel 2005 con due poliziotti che avevano fermato un immigrato con metodi giudicati violenti. La coppia aveva risposto con una querela.

Ora Delli Priscoli chiede conto di tutte e tre le vicende. E il Csm già lunedì potrebbe aprire la procedura che porta al trasferimento per incompatibilità. Lei, invece, oggi sarà a Brescia per integrare il racconto sulle pressioni esercitate da soggetti istituzionali a proposito di Unipol.
ilgiornale

mercoledì, novembre 28, 2007

Giustizia e massmedia = gogna moderna


La Procura di Roma ha chiesto l'archiviazione dell'inchiesta su un presunto giro di tangenti ai Monopoli di Stato che ha coinvolto il Principe Vittorio Emanuele di Savoia.
Adesso l'ufficio del gip dovrà valutare se ci siano o meno i presupposti per chiudere il caso. Vedremo come finirà.

Come al solito, quando la Giustizia chiede l'archiviazione di un inchiesta i massmedia tacciano, non mettono in rilievo la notizia.

Visto che la propaganda repubblicana è terribile e spietata verso i Savoia, i massmedia - sempre molto teneri verso chi ha il potere - nascondono la notizia.
Non si può dimenticare gli innumerevoli articoli che già condannavano il Principe, milioni di carta stampata dedicata alla vicenda, servizi Tv riviste ... tutti i giornali facevano a gara tra loro per screditare l'immagine del Principe.

Ma ci rendiamo conto di quanto ci siamo incattiviti in questa repubblica?

Il pm di Potenza, Woodcock, aveva addirittura condotto in carcere, nel giugno dello scorso anno, il principe ereditario.
Per continuare l'indagine era necessario chiuderlo in carcere?
Ma ci rendiamo conto della gravità ?
Questa drammatica situazione non succcede solo per i Savoia, ma si è ripetuta mille volte.
Si può ancora avere fiducia in uno stato che permette queste cose?
Perchè chi sbaglia non paga mai?
Perchè non si migliora la Giustizia?


E'lecito chiederci se in Italia esiste ancora la Giustizia, ormai diventata un mezzo per distruggere i nemici o chi dà fastidio.
Una giustizia trasformata in mezzo politico ed aiutata dai massmedia è la versione moderna della gogna.

Una giustizia del genere è solo lo strumento punitivo per mettere alla berlina il disgraziato di turno, umiliato in pubblico.
A quanto pare si elimina la persona indesiderata buttando addosso talmente tanto fango che neanche la successiva innocenza può riabilitarlo.

Questa è la terribile verità.
Povera Italia, poveri italiani


Emanuele Filiberto: magistratura italiana da incubo

ROMA (Reuters) - Dopo un anno di inchieste sono cadute tutte le accuse contro Vittorio Emanuele di Savoia, lanciate da una magistratura dalle manette facili, che fa fare all'Italia una brutta figura nel mondo: così Emanuele Filiberto in un'intervista a Reuters ha commentato la richiesta di archiviazione da parte della procura di Roma dell'inchiesta per tangenti nei confronti del padre.

"Ci si rende conto che, dopo un anno di inchieste, tutte le accuse si sciolgono come neve al sole", ha detto il nipote dell'ultimo re d'Italia, che ha ricordato il "terribile periodo" del carcere di Vittorio Emanuele.

"Noi l'abbiamo vissuta molto male. Sinceramente abbiamo tutti avuto paura. Io non sono tornato in Italia per tre mesi. Sono partito in montagna con mia moglie e le mie figlie".

"Ancora oggi quando cammino per strada, guardo indietro per vedere se non ci sono due che mi vengano da arrestare.... In Italia chiunque fa un passo di traverso può ricevere lo stesso trattamento (del padre)".

La procura di Roma che ha chiesto oggi l'archiviazione aveva ricevuto gli atti dell'inchiesta dal pubblico ministero di Potenza Henry John Woodcock, che indagava su un più ampio giro di corruzione e sfruttamento della prostituzione.

In particolare veniva contestata a Vittorio Emanuele e a un'altra decina di indagati una presunta tangente ai monopoli di Stato per ottenere una licenza per la dislocazione di slot machines.

Secondo fonti giudiziarie, i magistrati romani hanno motivato la richiesta di archiviazione sostenendo che non ci sono prove che il denaro sia arrivato ai funzionari dei monopoli.

L'esponente di Casa Savoia era stato arrestato nel giugno 2006 per associazione a delinquere finalizzata proprio alla corruzione e allo sfruttamento della prostituzione e aveva passato una settimana in carcere prima che gli fossero concessi i domiciliari in un appartamento romano e venisse poi rimesso in libertà un mese dopo l'arresto.

"Ma ora voglio capire una cosa, perché un magistrato può permettersi di distruggere la famiglia di un uomo che è stato in esilio per 58 anni, che era felice di tornare, anche senza conoscere il paese", ha detto Emanuele Filiberto, riferendosi al pm Woodcock.

La vicenda "mediaticamente è stato un orrore, perché sono state pubblicate conversazioni telefoniche che non avevano niente a che vedere con l'inchiesta".

"Quel che è ancora più triste è che l'Italia viene giudicata al di fuori dei suoi confini per vicende così. E' una brutta figura per la giustizia italiana".
reuters


Vittorio Emanuele, chiesta archiviazione vicenda monopoli

ROMA (Reuters) - La procura di Roma ha chiesto l'archiviazione dell'inchiesta nei confronti di Vittorio Emanuele di Savoia e di un'altra decina di indagati per la vicenda della presunta tangente ai Monopoli di Stato per una licenza per la dislocazione di slot machines.

Lo riferiscono fonti giudiziarie, aggiungendo che il provvedimento è stato firmato dai pm Giancarlo Amato e Maria Cristina Palaia, che avevano ricevuto gli atti dal pubblico ministero di Potenza Henry John Woodcock, nell'ambito della più ampia indagine su un presunto giro di corruzione e di sfruttamento della prostituzione.

Gli inquirenti romani, dicono le fonti, avrebbero motivato la richiesta di archiviazione sostenendo che non vi sono prove che il danaro sia effettivamente arrivato ai funzionari dei Monopoli.

L'esponente di casa Savoia era stato arrestato nel giugno 2006 per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e allo sfruttamento della prostituzione e aveva passato una settimana in carcere prima di essere messo ai domiciliari in un appartamento romano e poi essere rimesso in libertà circa un mese dopo l'arresto.

L'indagine si concentra sul rilascio di nulla osta per videogiochi ad una società messinese da parte dei Monopoli di Stato e sul Casinò di Campione d'Italia.
reuters

martedì, novembre 27, 2007

Savoia e propaganda repubblicana


Riporto qui il testo di un documento pubblicato nel sito del Movimento Monarchico Italiano relativo all'incontro tra la delegazione del governo italiano ed il principe Vittorio Emanuele di Savoia il 18 novembre 2002.

il documento riservato

dell'incontro tra la delegazione del Governo Italiano ed il Principe Vittorio Emanuele
(con l'impegno a ritirare il ricorso alla Corte di Strasburgo)

PROCESSO VERBALE
INCONTRO TRA LA DELEGAZIONE DEL GOVERNO ITALIANO ED IL PRINCIPE VITTORIO EMANUELE DI SAVOIA

(tra parentesi le correzione suggerite a mano nel documento originale; ndr)

In data 18 novembre 2002 si è avuto a Ginevra un incontro tra la delegazione del Governo itaiano, composta dall'Ambasciatore Giovanni Castellaneta e dal professore Umberto Leanza, ed il Principe Vittorio Emanuele di Savoia (e suo figlio Emanuele Filiberto di Savoia), al fine di definire al meglio il quadro del rientro del Principe e della sua famiglia in Italia, e seguito degli avvenuti adempimenti da parte del Parlamento e dal Governo Italiano, consistenti nella cessazione degli effetti dei commi 1 e 2 della Disposizione XIII transitoria e finale della Costituzione e nel ritiro della dichiarazione inetrpretativa al Protocollo n.4 alla Convenzione europea sui diritti umani.

Per garantire le migliori condizioni del rientro si è convenuto quanto segue:

Il Governo italiano si impegna a:
- assicurare al Principe ed alla sua famiglia la tutela di sicurezza del loro soggiorno in Italia conseguente al rientro;
- predisporre un incontro del Principe e della sua famiglia con il Presidente del Consiglio dei Ministri;
- porre a disposizione del Principe e della sua famiglia, a titolo di riconoscimento morale, (per il periodo trascorso al di fuori del territorio dello stato) alcune beni di accertata precedente appartenza dei Savoia secondo intese da assumere successivamente al rientro.

Da parte sua il Principe si impegna a :
- adempiere prima del rientro, come in precedenza da Lui dichiarato, alla rinuncia definitiva al ricorso innanzi alla Corte Europea dei diritti umani
- effettuare il primo rientro a Roma, con mezzi propri per via aerea, in data concordata;
- tenere informato il Governo circa i successivi spostamenti sul territorio nazionale ai fini di un migliore tutela di sicurezza.

Fatto a Ginevra, li 18 novembre 2002

(nella nuova versione, i termini "Principe e la sua famiglia", saranno sostituiti dai termini:"Principe e i suoi eredi")

Da questo documento si vede che il Governo Italiano si era impegnato a fare alcune cose, tra le quali :
porre a disposizione del Principe e della sua famiglia, a titolo di riconoscimento morale, (per il periodo trascorso al di fuori del territorio dello stato) alcune beni di accertata precedente appartenza dei Savoia secondo intese da assumere successivamente al rientro.

Dopo 5 anni dal rientro in Italia dei Principi di Savoia la repubblica non ha fatto nulla per cercare di trovare intese o stabilire incontri per chiarire ed individuare alcuni beni (di accerta appartenza alla famiglia) da ridare ai Savoia (come si era impegnato).

Quindi è assurdo questo vespaio, queste violente dichiarazioni da parte dei massmedia e politici, sono solo chiacchiere e strumentalizzazioni populistiche.
Evidentemente la propaganda repubblicana vuole stordire ed influenzare le coscienze e le idee degli italiani.

In un paese veramente libero e democratico lo Stato non dovrebbe utilizzare in maniera violenta la sua forza, quando la propaganda è esagerata, quando la verità è a senso unico la democrazia è a rischio.
Ad esempio nel Regno Unito, dove la stragrande maggioranza degli inglesi sono orgogliosi della Monarchia ed amano la Regina Elisabetta II ( più di quanto gli italiani amano la repubblica e napolitano), c'è ampio spazio per coloro che invece criticano, anche violentemente, la Famiglia Reale.
In Italia invece la repubblica impedisce ai monarchici e a coloro che solo rispettano i Savoia, di difendere la Monarchia e di esprimere le loro opinioni.
Si parla di par condicio, ma per la repubblica questo principio non vale per i monarchici ed i Savoia, mi sembra chiaro che si vuole tappare la bocca a qualcuno.

Inoltre è preoccupante ed inquietante notare che i massmedia non pubblicano documenti o fatti oggettivi (questo è solo un esempio) utili ai Savoia per tutelare le loro ragioni ed immagine.

Perchè nessuno scrive o dice che, in effetti, finora lo Stato repubblicano non ha rispettato ciò che si era impegnato a fare nei confronti dei Savoia?
Ci sono due cosa oggettivi:
- in uno stato democratico, e che si definisce di diritto, tutti i cittadini possono denunciare lo stato, quindi anche i Savoia.
- che si devono affrontare e risolvere i problemi legati all'esilio.

Ovviamente c'è modo e modo di affrontarli e risolverli e poi si deve accettare le conseguenze, anche se non fanno comodo.
Finora la repubblica con arroganza non fa mai autocritica e si considera intoccabile.
Evidentemente questo è un brutto segno perchè significa che la repubblica che si dichiara democratica, in effetti, non lo è completamente.
PS. e non solo per questo motivo.

lunedì, novembre 26, 2007

La repubblica non riceve il Dalai Lama


Ai primi di dicembre è previsto in Italia l'arrivo del premio Nobel per la pace Tenzin Gyatzo.
Poco giorni fa la visita del Dalai Lama in alcuni stati, come negli USA, aveva causato incidenti diplomatici con la Cina (con proteste preventive dell'ambasciatore di Pechino).

Cosa succede in Italia?
Il presidente della Camera, bertinotti ha deciso di non concedere l'Aula di Montecitorio per la visita del Dalai Lama a Roma, perchè : Nell’emiciclo si svolgono solo lavori parlamentari, non celebrazioni.
Romano Prodi è orientato a non ricevere la guida spirituale tibetana e così Massimo D’Alema, anche se questo non esclude - spiegano alla Farnesina - che ci siano incontri con ministri.

La spiegazione di bertinotti non ha senso.
Nel passato ci sono state delle eccezione ma soprattutto, il sig. bertinotti si dimentica che Dalai Lama, non è solo premio Nobel per la pace, ma è il rappresentante del Buddismo Tibetano ed anche del Tibet occupato dalla Cina, e quindi non ha senso ciò che afferma.

Perchè la repubblica italiana non riceve ufficialmente il Dalai Lama ? Semplice, perchè la costituzione italiana è stata scritta anche dal Partito Comunista Italiano (partito alleato ed aiutato dallo stesso Stalin) e perchè l'Italia è uno dei pochi paesi al mondo governato da politici che ancor'oggi si dicono orgogliosi di essere comunisti.

Il rifiuto di ricevere ufficialmente il Dalai Lama è una mossa politica del governo per evitare di scontentare la parte radicale della sinistra e nonchè per non mettere in difficoltà anche il presidente della repubblica, un comunista.

Inoltre nel nome delle esigenze commerciali con Pechino, che da ferreo anticapitalista è diventato l’avanguardia del peggior sviluppo industriale e finanziario, specializzandosi in distruzione ambientale e violazione dei più elementari diritti umani, la repubblica italiota si cala le braghe.

Non si può abdicare ai diritti umani in nome degli affari ed ancor di più per difendere una ideologia che ha causato milioni di morti e distrutto l'intera umanità.

Un'altra vergogna della repubblica!


ma i sostenitori insistono
Niente Montecitorio per il Dalai Lama
«Nell'emiciclo non si svolgono celebrazioni». L'unica eccezione per i presidenti dei Parlamenti stranieri

ROMA — Fausto Bertinotti non concederà l'Aula di Montecitorio per la visita del Dalai Lama a Roma. «Nell'emiciclo si svolgono solo lavori parlamentari, non celebrazioni», spiegano i suoi collaboratori e infatti l'unica eccezione che ha fatto il presidente della Camera è stata quella di ospitare i presidenti dei Parlamenti stranieri: «Si potrà organizzare un incontro nella Sala Gialla, con tutti gli onori». Ma non sarebbe la stessa cosa. Romano Prodi è orientato a non ricevere la guida spirituale tibetana. E così Massimo D'Alema: anche se questo non esclude, spiegano alla Farnesina, che ci siano incontri con ministri, come avvenne durante la sua visita l'anno scorso. L'arrivo del premio Nobel per la pace Tenzin Gyatzo, in
Italia ai primi di dicembre, ha già creato un mezzo incidente diplomatico con la Cina (con proteste preventive dell'ambasciatore di Pechino), ma rischia ora di creare un vero e proprio caso politico.

Perché questa volta il partito pro-Tibet non demorde: guidato da Benedetto Della Vedova, ex radicale ora in Forza Italia, è riuscito a raccogliere 165 firme, e punta alle 315, cioè alla metà del Parlamento, per chiedere che il Dalai Lama possa avere accesso «al cuore della democrazia italiana». Si sono iscritti al «partito dei diritti umani» oltre alla vicepresidente della Camera Giorgia Meloni (An), un lungo elenco di deputati di Forza Italia, il casiniano Luca Volontè. Ma anche un buon numero di parlamentari che sostengono il governo Prodi: da Roberto Giachetti e Pietro Marcenaro del Pd a Pietro Folena di Rifondazione e a Grazia Francescato dei Verdi, e praticamente l'intero gruppo della Rosa nel Pugno. Non è contrario alla causa anche il vicepresidente della Camera Carlo Leoni. A loro si aggiungono gli amministratori locali piemontesi, tutti Pd di osservanza veltroniana, e lo stesso sindaco di Roma: ad invitare il Dalai Lama è stato infatti il sindaco di Torino Sergio Chiamparino per conferirgli la cittadinanza onoraria; Mercedes Bresso, presidente della Regione, lo riceverà (senza tutti i dubbi che ha invece Roberto Formigoni) e anche Veltroni potrà stringergli la mano all'incontro annuale a Roma con i premi Nobel.

«Gli amministratori locali hanno una loro autonomia», liquidano l'affare alla Farnesina. Perché se sotto tiro c'è Bertinotti, ma sotto accusa è il governo Prodi: «Non si può abdicare ai diritti umani in nome degli affari — insiste Della Vedova —.
Perché ci sono tre Paesi del G8, Stati Uniti, Canada e Germania, che hanno avuto il coraggio di ricevere il Dalai Lama e invece noi non vogliamo fare dispiacere a Pechino». Il perché è nelle notizie che arrivano dalla Cina sui ricatti e gli affari
perduti dalle aziende tedesche e americane. Il caso diplomatico è dunque chiuso, a meno che i due partiti, quello più realista che non vuole sfidare la Cina e quello che vuol fare della visita del Dalai Lama una vetrina per la battaglia per i diritti umani, non costringeranno a riaprire i giochi.

Gianna Fregonara
ilcorrieredellasera