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mercoledì, novembre 21, 2007

Savoia, repubblica, risarcimento allo stato

E' molto difficile risolvere il delicato problema dei beni di Casa Savoia avocati allo stato repubblicano ma prima o poi deve essere affrontato.
Non sono un esperto ma vorrei dire la mia.

Penso sia innegabile che il Principe Vittorio Emanuele ed il Principe Emanuele Filiberto abbiano subito una gravissima privazione dei diritti fondamentali di un individuo (sanciti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo), non hanno potuto entrare nel loro Paese fino a pochi anni fa e non hanno avuto il diritto fondamentale alla proprietà privata ed al voto.

La repubblica avendo l'interesse di indebolire il più possibile la Monarchia - l'unica alternativa - ha sempre cercato di demonizzare i Savoia ben oltre i veri o presunti errori, tanto che nei libri di storia è difficile trovare testi equilibrati ed in genere i Savoia sono diventati personaggi negativi.
Questa massiccia propaganda repubblicana impedisce di affrontare serenamente il problema.

Intanto c'è da dire che la fine dell'esilio dei Savoia non è avvenuta dopo una serena decisione della repubblica ma perché costretta a farlo.
Infatti, dopo la denuncia dei Savoia sulla mancanza dei diritti umani da parte dello stato repubblicano nei loro confronti, la repubblica ha temuto di essere condannata dall'UE ed ha risolto il problema - in realtà solo parzialmente perché i deceduti Re e Regina d'Italia riposano ancora all'estero -facendo decadere (non cancellati) i primi due commi dell'articolo XIII della costituzione.

La repubblica ha risolto solo i primi due commi dell'art.XIII, ma quello dei beni non è mai stato affrontato.
Si può continuare a dimenticare che esiste anche questo problema? Evidentemente no.

Qualcuno afferma che il momento non è opportuno, ma questo non è vero, in quanto dopo 5 anni dal rientro sarebbe scattata la prescrizione e quindi i Savoia avrebbe perso ogni diritto.

La repubblica è nata male, troppi sospetti - i noti brogli del referendum istituzionale - imposta in un momento storico particolare, dopo una sconfitta militare ed una guerra civile, sotto fortissime pressioni internazionali, tanto che l'Italia è stata considerata la nazione di confine tra due mondi diversi (USA-URSS).
In questo contesto in Italia non c'è mai stato una condivisione di quello che si considera bene comune.
La repubblica non è per nulla amata dagli italiani, nel senso che accettiamo la repubblica solo perché siamo abituati, non ci chiediamo se sia giusto o no, o se esiste una forma istituzionale diversa e migliore.
In questo modo stiamo perdendo la nostra identità, in Europa l'Italia è lo stato più debole ed in questa maniera è impossibile vincere il confronto con gli altri stati in un mondo spietato come quello globale.

Questa anomala situazione storica-culturale-politica non ci permette di risolvere molti problemi, tra i quali anche il delicato rapporto Savoia-repubblica e più in genere tra monarchia-repubblica, un fattore, secondo me, essenziale per la rinascita dell'Italia e perché possa essere una vera riappacificazione, spesso evocata da molti.

Per tornare al tema, cito le Disposizioni transitorie e finali della costituzione repubblica :
[I membri e i discendenti di Casa Savoia non sono elettori e non possono ricoprire uffici pubblici né cariche elettive.
Agli ex re di Casa Savoia, alle loro consorti e ai loro discendenti maschi sono vietati l'ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale.]
I beni esistenti nel territorio nazionale, degli ex re di Casa Savoia, delle loro consorti e dei loro discendenti maschi, sono avocati allo Stato. I trasferimenti e le costituzioni di diritti reali sui beni stessi, che siano avvenuti dopo il 2 giugno 1946, sono nulli.

In seguito alla l. cost. 1/2002 i primi due commi di questo articolo hanno cessato di avere effetto. I membri e i discendenti di casa Savoia tornano quindi a godere pienamente dei diritti civili.

Il termine avocato - attribuire a se stesso un bene o confiscare - è un elegante termine per nascondere che lo stato toglie (ruba?) qualcosa a qualcuno.

Adesso dimentichiamo un attimo i Savoia, ed immaginiamo che lo stato, per qualche motivo, ti abbia tolto alcuni diritti (come vivere in Italia, votare ...) e ti abbia confiscato i tuoi beni.
Una volta tornato in Italia, cosa faresti ?
Non faresti qualcosa per riavere la tua casa ?
Non lo consideri un tuo diritto ?
Penso che non si possa negare questo, ma purtroppo coloro che (a ragione o torto) non sopportano i Savoia negano di dare a loro i diritti invece concessi ad altri.
Perché ? Invidia, odio, motivi politici, ... propaganda repubblicana....

Voglio segnalare un recente episodio per dimostrare come subiamo la propaganda repubblicana, e cioè il modo con il quale ieri sera, la trasmissione Ballarò ha accennato alla causa dei Savoia.
Infatti faziosamente ha terminato la trasmissione dedicata alle difficoltà economiche degli italiani - tra parentesi causate dalla repubblica - parlando dei beni dei Savoia, come se fossero la causa della crescente povertà degli italiani, insomma ha liquidato l'argomento in pochi minuti, un pugno allo stomaco.
Non sarebbe stato logico e giusto ricordare nella trasmissione quanto guadagnano i politici o quanto il quirinale repubblicano costa agli italiani ?
Capisco che ci sono molti italiani che non vogliono dare nulla ai Savoia ma il troppo stroppia.

Ragionando come i politici, è stupefacente e grottesco vedere i politici negare ai Savoia di fare altrettanto, cioè pensare ai loro interessi.
Insomma se i politici penso solo ai soldi, perché i Savoia non possono fare altrettanto?

E poi perché scandalizzarsi sulla cifra chiesta dai Savoia, considera troppo alta - 260 milioni di euro - quando si sa che il costo del Quirinale va verso 241 mln di euro solo nell'anno 2007 ?
(sempre in crescita 17 milioni più dei 224 indicati nel bilancio di previsione 2007).
Insomma lo stato repubblicano dovrebbe dare ai Savoia quello che ogni anno il quirinale costa a noi italiani.

Ci siamo forse già dimenticato il libro "La Casta dei politici"?

Per quanto riguarda i beni bisogna non confondere i beni della Corona che erano a disposizione della Casa Reale, come il Quirinale, ed i beni privati che erano di proprietà dei membri della Famiglia Reale da molti secoli.
Inoltre Emanuele Filiberto ha chiarito che gli eventuali proventi di una vittoria processuale saranno devoluti alla Fondazione Savoia che li utilizzerà per azioni concrete a sostegno delle fasce deboli della popolazione italiana con particolare attenzione agli anziani, alle famiglie prive di reddito o con redditi inferiori alla soglia di sussistenza e a giovani a cui fornire gli strumenti per costruire un proprio futuro.

Se l'intenzione è questa allora non si può sostenere che i Savoia pensano solo ad arricchirsi.
Piuttosto i politici ed i presidenti della repubblica cosa hanno fatto con gli ingenti denari ricevuti ?
Hanno mai regalato qualcosa a qualcuno?

Ampliando il discorso, altri paesi sono stati trattati severamente dall'Europa anche in maniera retroattiva.
E' il caso della Grecia, che ha dovuto pagare un cospicuo risarcimento a re Costantino e alla sua famiglia per l'ingiusto esilio.
Risarcimento per Re Costantino di Grecia
Lo scorso 28 novembre 2002 la Corte Europea dei Diritti Umani ha emesso una importante decisione sul ricorso presentato da S.M. il Re degli Elleni e dalle Principesse Irene e Caterina contro la legge n° 2215 del 16 aprile 1994 con cui lo stato greco ha espropriato le residenze di Tatoi, Polyendri e Mon Repos nonché tutti i beni mobili appartenenti alla Real Casa presenti sul territorio ellenico.

La Corte ha infatti dichiarato l'illegittimità (per violazione dell'Art. 1 del Protocollo n° 1 della Convenzione Europea dei Diritti Umani) della succitata legge nella parte in cui non riconosce ai membri della Real Casa il diritto ad un'indennità di esproprio, ed ha conseguentemente condannato la Repubblica Ellenica al pagamento delle somme di euro 12 milioni a S.M. il Re Costantino II, 900 mila alla Principessa Irene e 300 mila alla Principessa Caterina, ed al rimborso delle spese processuali che sono state liquidate in � 500 mila.
Si tratta dunque di una mezza vittoria, in quanto Sua Maestà non potrà rientrare in possesso delle proprietà espropriate, che comprendono le tombe dove riposano i Suo Avi, poiché il governo greco si è fermamente opposto a qualsiasi risarcimento in forma specifica.
Nel corso della conferenza stampa del 5 dicembre, S.M. il Re Costantino II ha dichiarato che le somme ottenute saranno destinate a costituire un fondo umanitario, intitolato a S.M. la Regina Anna Maria, per aiutare i greci in difficoltà e specialmente le vittime di catastrofi naturali (alluvioni, terremoti, ecc.).
Risarcimento per Re Costantino di Grecia

A questo punto visto che l'Italia e la Grecia fanno parte dell'UE, l'Italia non dovrebbero fare la stessa cosa?

Infine la risposta del governo alla richiesta dei Savoia della restituzione dei beni confiscati alla famiglia reale è stata dettata dalla stizza più che da una analisi serena della situazione.
Anzi è grave che non abbia solo rifiutato la richiesta - una risposta quasi ovvia in ogni causa - ma abbia minacciato di chiedere a sua volta causa ai Savoia.
Di cosa ?
Del fascismo? Ma non erano fascisti quasi tutti gli italiani?
Della guerra? Ma non l'ha voluto Mussolini?

Altro che pacificazione, una delle colpe più gravi della repubblica è di aver alimentato spesso odio e scontro, di dividere gli italiani e di indebolire la nostra identità.
L'odio poi della repubblica nei confronti dei Savoia ed in genere della monarchia è patologico.

Comunque sia c'è un aspetto positivo per tutti gli italiani, che va ben oltre se siamo monarchici o repubblicani o come finirà, infatti la vicenda ci obbliga a ripensare al nostro passato, a riscrivere certi passi della recente storia.

L'Italia non è nata con la repubblica, c'era già prima, grazie alla Monarchia viviamo insieme e parliamo italiano.
Il grande inganno della repubblica è la rimozione di alcuni passaggi della nostra Storia, ma non si può mai dimenticare la Monarchia ed i Savoia.

Emanuele Filiberto: non lo facciamo per i soldi, ma per giustizia. Lo Stato italiano ha sbagliato, deve pagarci

Emanuele Filiberto di Savoia affida ad una lettera le ragioni che lo hanno spinto insieme a suo padre Vittorio Emanuele a fare causa allo Stato italiano: "Nella stampa di oggi - scrive Emanuele Filiberto - tutto è stato incentrato sulla causa che mio padre ed io abbiamo intenzione di intentare contro lo Stato italiano per la violazione della Convenzione Europea sui Diritti dell'Uomo. Si è cercato di stravolgere con ironia il senso stesso dei fatti cercando di dipingerci come degli individui bramosi di denaro che in barba alle tasche degli italiani vogliono ottenere indennizzi milionari". Non una parola, nella lunga lettera, sulle responsabilità di casa Savoia durante l'era fascista e dopo l'8 settembre.

E invece...
"Vorrei esprimere la verità sull'argomento - afferma Emanuele Filiberto - e soprattutto i sentimenti che mi hanno spinto in una scelta quanto mai difficile: fare causa al mio Paese. Tutto inizia nel Giugno del 1946, all'indomani del referendum istituzionale che decretò la vittoria della repubblica (referendum i cui metodi e successivi risultati sono sempre stati oggetto delle più ampie riserve da parte di giuristi, la stessa Corte di Cassazione, e di storici) quando mia nonna e mio padre prima e mio nonno Re Umberto II poi, partirono per un esilio "temporaneo" che durò di fatto tutta la vita per mio nonno, cinquantasei anni per mio padre e trent'anni per me, che in esilio sono nato. Quel mese di giugno - prosegue Emanuele Filibero - fu per la nostra famiglia un momento drammatico ed indimenticabile; partimmo lasciando tutto nel nostro Paese, quello stesso Paese che divenne Patria Unita grazie alla mia famiglia, lo stesso Paese che ci ha condannati ad un'esistenza di cittadini diseguali, privati, da una Costituzione iniqua, di ogni diritto civile (cittadinanza, diritti elettorali, diritti alla proprietà, diritti alla libertà di espressione e di circolazione nella propria nazione)".

Una vita dimezzata
"Vorrei per un momento - prosegue la lettera di Emanuele Filiberto - portare l'attenzione del lettore su questo aspetto perché è fondamentale per comprendere la nostra vita dimezzata: in un mondo in cui i diritti dell'Uomo sono garantiti da un'apposita normativa internazionale l'Italia ha emanato una Costituzione contraria a queste leggi che ha modificato, sospendendo parzialmente gli effetti dei commi in contrasto, solo cinquantasei anni dopo la sua entrata in vigore".

Re Umberto II? Lasciò l'Italia per evitare la guerra civile
Scrive poi Emanuele Filiberto che il padre Vittorio Emanuele conserva "preziosamente"l'ultimo ricordo della sua infanzia, sul balcone del Quirinale "davanti ad un'immensa folla plaudente tenuto per mano da suo padre Umberto II appena divenuto Re d'Italia". "D'un tratto - scrive ancora - si è trovato trasportato con mille peripezie in un paese lontano, il Portogallo, poi dopo pochi mesi è stato trasferito in Svizzera per frequentare un collegio: lontano dalle persone care, dagli affetti, dalla sua Patria. Per tutta la vita ha vissuto come un uomo incompleto, e per tutta la vita ha lavorato sodo per mantenere la sua famiglia privata di ogni proprietà e di ogni diritto. Nonostante questo ha cercato di essere utile all'Italia sostenendone l'imprenditoria a livello internazionale. Mio nonno, Re Umberto II, fu un uomo dalla dignità insuperabile con un profondo amore per gli italiani: fu un esempio per tutti. Ha lasciato l'Italia per evitare una guerra civile, nonostante i brogli elettorali; ha sofferto in Portogallo con il solo sogno di poter un giorno rivedere la sua Patria, purtroppo non gli è stato consentito neppure morire in Italia e ancora oggi riposa in terra straniera. Nonostante questo ha donato al popolo italiano l'ultima sezione del Corpus Nummorum Italicorum: la più vasta collezione di monete antiche d'Italia dal valore inestimabile".

A chi andrebbero i soldi del risacimento
Per quanto lo riguarda Emanuele Filiberto crive poi che "e' vero ho vissuto una bella infanzia con una famiglia unita ed amorevole, non mi e' mancato materialmente nulla ma certamente mi è mancata la mia Patria che vedevo dalle cartoline che i tanti italiani mi spedivano. Tutta questa sofferenza e' stata provocata da una norma non solo ingiusta ma contraria a leggi internazionali chiare e limpide. Dopo una lunga e sofferta riflessione mio padre ed io abbiamo deciso di procedere mettendo in mora lo Stato Italiano per i danni patiti a causa dell'esilio per un importo di circa 260 milioni di euro. Abbiamo anche voluto evidenzare che lo Stato ha avocato a se' tutti i beni privati di Casa Savoia: beni che provenivano dal patrimonio personale che nulla aveva a che fare con la dotazione del Capo di Stato. Questa causa verrà dibattuta nelle sedi di giustizia e sarà la giustizia a decidere se la ragione è dalla nostra parte. La Convenzione sui Diritti dell'Uomo lo ha gia' sancito: molti sono gli esempi di Stati che hanno dovuto versare indennizzi a famiglie reali ingiustamente private dei diritti civili".

Emanuele Filiberto spiega poi di aver dato mandato ai suoi legali Murgia e Calvetti di costituire la Fondazione Savoia a cui sarebbe andata la cifra ottenuta dalla causa contro lo Stato. "Questa cifra - affferma - dovrà essere utilizzata per azioni concrete a sostegno delle fasce deboli della popolazione italiana con particolare attenzione agli anziani, alle famiglie prive di reddito o con redditi inferiori alla soglia di sussistenza e a giovani a cui fornire gli strumenti per costruire un proprio futuro. Non voglio fare moralismi ma credo che non ci sia fatto più grave in un paese democratico di privare il cittadino dei suoi diritti civili e della libertà, questo è accaduto alla mia famiglia e questo, purtroppo, spesso accade ingiustamente a molti italiani. La sofferenza patita per una vita intera ha un prezzo? Non per me - conclude - ma chi ha sbagliato è giusto che paghi".
rainews

martedì, novembre 20, 2007

Re Juan Carlos zittisce il presidente Chavez

Al summit Ibero-Americano a Santiago del Cile, il re di Spagna, Juan Carlos, ha puntato il dito contro il presidente venezuelano Hugo Chávez e gli ha chiesto, perché non ti stai zitto?, dopo che Chávez aveva definito l'ex primo ministro spagnolo José María Aznar un fascista, e dopo che José Luis Rodríguez Zapatero, l'attuale primo ministro spagnolo, aveva cercato di difendere Aznar.

Con questo intervento - ormai presente in ogni mezzo di informazione - Juan Carlos ha voluto giustamente difendere la Spagna dimostrando di essere un grande Re.





Grande Re Juan Carlos hai dimostrato, ancora una volta, che la Monarchia è meglio della repubblica!


Juan Carlos, la rinascita «Nuovo eroe spagnolo»

Consensi bipartisan dopo la lite con Chávez

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE MADRID - Troppo tardi. Per quanto, come in una celebre tavola di Novello, Hugo Chávez si sforzi di rendere sempre più sferzante la risposta che non ha dato, faccia a faccia con Juan Carlos, il focoso confronto al vertice Ibero-americano passerà alla storia come un secco kappaò.

Manca poco che quel «por qué no te callas?», perché non taci?, con cui il re ha interrotto le contumelie del presidente venezuelano all'indirizzo dell'ex premier José Maria Aznar, diventi il ritornello dell'inno nazionale spagnolo, ancora in attesa di un paroliere. Da sabato scorso, quando il sovrano ha prima pubblicamente zittito il presidente Chávez e poi ha abbandonato la seduta conclusiva del vertice, in polemica con gli attacchi agli imprenditori spagnoli del presidente nicaraguese, Daniel Ortega, il popolo iberico si è riscoperto unito e devoto a Sua Maestà.

Con l' 84 per cento di consensi raccolti dal re con il recente viaggio alle enclave spagnole di Ceuta e Melilla, contestato dal governo marocchino, una ola di patriottismo eleva la Corona a paladina dell' onore nazionale: «Se domani si celebrassero le elezioni alla presidenza della Terza Repubblica - ipotizza Enric Juliana, vice direttore de La Vanguardia - e don Juan Carlos di Borbone si presentasse candidato, come fece a suo tempo re Simone di Bulgaria, l' attuale monarca sarebbe eletto con amplissima maggioranza».

E proprio oggi esce in Spagna un libro che celebra il carisma internazionale di Juan Carlos all' estero, Sulle orme del re, della giornalista televisiva Carmen Enríquez, che lo ha seguito per 17 anni e che non poteva scegliere momento migliore per raccontarlo, attraverso le testimonianze dei capi di Stato che lo hanno incontrato, da Bill e Hillary Clinton a Fidel Castro, che si è proclamato «realista» al defunto Yasser Arafat che lo aveva definito il «re di Gerusalemme».

Eppure soltanto un paio di mesi fa, le sue foto venivano bruciate dagli indipendentisti nelle piazze catalane, si discuteva se i falò eccedessero o no il diritto di critica alla Casa Reale, il cui principe ereditario, Filippo, era stato sbeffeggiato con la moglie sulla copertina del settimanale satirico El Jueves (i giornalisti sono stati condannati ieri a una multa di 3.600 euro a testa).

L'annus horribilis, iniziato lo scorso autunno con le accuse di un giornale russo, secondo cui Juan Carlos avrebbe ucciso, in una partita di caccia truccata, un orso domestico, ubriacato per ordine di Putin, si conclude sull'onda di un inaspettato trionfo. Appena amareggiato nelle ultime ore dalla notizia ufficiale della temporanea separazione di una delle due figlie, l'

Infanta Elena dal marito Jaime de Marichalar. I due principali partiti politici, il Psoe di Zapatero, al governo, e il Pp di Mariano Rajoy, all' opposizione, si sono compattati nell' incondizionata approvazione al sovrano. Rimangono fredde, o critiche, soltanto l' Izquierda Unida, storica amica di Chávez, e l'Esquerra Repubblicana de Cataluña, che non vedeva nulla di tanto grave nei roghi di foto reali e aveva disapprovato l' intervento della magistratura.

Ancora poche settimane fa, all'inizio di ottobre Juan Carlos si era dovuto difendere da solo, in un discorso all'università di Oviedo, ricordando che la monarchia parlamentare aveva garantito alla Spagna il più lungo periodo di stabilità. La visita a Ceuta e Melilla, forse, era stata una mossa astuta, pianificata dal governo per rialzare le quotazioni reali. Ma l'incidente con Chávez è stato un regalo del destino e del leader venezuelano al re.
Dopo un anno difficile di gaffe e polemiche il sovrano riconquista i «sudditi» «Se si candidasse, lo eleggerebbero»

Rosaspina Elisabetta
corriere della sera

lunedì, novembre 19, 2007

Anniversario del Matrimonio della Regina Elisabetta II


Sua Maestà la Regina Elisabetta II è la prima sovrana inglese a festeggiare le nozze di diamante.

Il matrimonio reale avvenne 60 anni fa, il 20 Novembre 1947.

GOD SAVE THE QUEEN


Ecco un video del matrimonio reale
HM the Queen's Wedding Day



Dal sito ufficiale della Monarchia Britannica
Diamond Wedding Anniversary
of The Queen and The Duke of Edinburgh.

giovedì, novembre 15, 2007

In Austria abolire la repubblica per ristabilire un regno


Schwarz-Gelb
"Demokratische Monarchie ist die beste Staatsform"
La Monarchia Democratica è la migliore forma di governo.

Praga, Nov 14 (CTK) - Lunedì scorso a Vienna i monarchici cechi sono stati gli unici stranieri a partecipare ad una manifestazione organizzata dai monarchici austriaci che chiedeva, dopo 89 anni, di abolire la Repubblica austriaca per ristabilire un impero o regno.

I rappresentanti del Partito della Corona Ceca (KC) hanno chiarito che la collaborazione con i monarchici austriaci non significa che i cechi voglio essere nuovamente uniti all'Austria sotto un unico sovrano.

"Siamo venuti per sostenere i gli austriaci, che hanno esigenze simili a noi," ha detto il segretario di KC Petr Nohel.

I monarchici austriaci vogliono conservare tutte le istituzioni democratiche, compreso il parlamento, ma vorrebbero avere a capo dello Stato un imperatore o un re.

I Ceca condividono queste idee. "In una costituzione democratica, la monarchia è una garanzia di stabilità, come dimostrato da molti paesi occidentali, come la Gran Bretagna, i Paesi Bassi," ha detto Nohel.


Czech monarchists march in Vienna
By ČTK / Published 15 November 2007

Prague, Nov 14 (CTK) - Czech monarchists demonstrated in Vienna on Monday as the only foreigners to have attended a rally of the Austrian proponents of the monarchy asking the abolition of the Austrian Republic after 89 years and re-establishment of an empire or kingdom, the daily Lidove noviny (LN) writes today.

However, representatives of the Czech Crown Party (KC) say the cooperation of the Czech and Austrian monarchists does not mean that Czechs would like to be united again with Austria under a single ruler, LN writes.

"We have come to support our Austrian counterparts who have similar demands," KC secretary Petr Nohel told the paper.

The Austrian monarchists want to preserve all democratic institutions, including parliament, but they would like to see an emperor or a king at the head of the state, LN writes.

Their Czech counterparts share their ideas. "In a democratic constitution, monarchy is a guarantee of stability, as proved by many Western countries such as Britain or the Netherlands," Nohel said.

praguemonitor


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diepresse

oe24

martedì, novembre 13, 2007

Il calcio muore in uno stato malato


L'uccisione del giovane laziale non ha nulla a che vedere con il calcio, è stata una tragedia che poteva accadere davanti a un bar o in una stazione.

L'aspetto più grave e inquietante è quello successo dopo negli stadi e la violenta reazione dei tifosi nella strade.
In seguito alla tragedia provocata, a quanto pare, da un errore umano, invece di esprimere gesti di solidarietà umana nei confronti del povero ragazzo ucciso, gli ultrà hanno deciso che non si doveva giocare e dichiarare guerra nei confronti delle forze dell'ordine.

Ormai il calcio, che per fortuna non seguo, è un ambiente corrotto che non ha più niente a che fare con lo sport, ai calciatori interessa solo guadagnare e comparire in tv.
Piuttosto rimane l'amarezza vedere che alcuni giovani si facciano plagiare dal calcio, un mondo non certo da seguire.

Visto che non è la prima volta che succedono casi del genere, in qualche modo esiste un codice non scritto che unisce la tifoseria estrema di tutte le squadre in base al quale si deve reagire in maniera violenta alle forze dell'ordine.
Infatti stupisce che i tifosi si trovano uniti e compatti nella battaglia contro i poliziotti quando in altre occasioni combattano tra loro a colpi di spranghe per difendere la propria squadra.

A questo punto bisogna chiederci perchè succedono cose del genere?
Cosa unisce i tifosi?

Non voglio difendere certo quei terroristi che si nascondono dietro un pallone, ma non sono certo la causa ma l'effetto.
I tifosi rappresentano un grave disagio sociale.
Infatti ai giovani mancano i punti di riferimento, anche la famiglia è minacciata, non esistono più gli ideali, esempi da seguire, ormai importante è l'apparenza e l'avere.
Di fronte a questa situazione lo stato e la classe politica hanno gravissime responsabilità.
Alcuni politici - anche loro figli di ideologie - tendono dare al fenomeno un marchio ideologico, si dice che i romani sono di sinistra, i laziali di destra ed amenità del genere.
Ormai in italia la destra e sinistra rappresentano il passato, e quindi è assurdo ragionare seguendo questa logica.

Purtroppo in Italia, dopo il caso Carlo Giuliani e l’elezione della madre al Senato, si è creata una sorta di odio autorizzato contro le forze dell’ordine, ci sono forze politiche che hanno una responsabilità gravissima nella criminalizzazione dell’operato delle forze dell’ordine.
Inoltre l’attuale governo ha messo in ginocchio l’operatività delle forze dell’ordine con tagli su tagli.

In realtà i tifosi (o meglio i giovani) sono arrabbiati con la società e lo stato.
I giovani non credono più allo stato, considerano le istituzioni nemiche, la classe politica è lontano anni luce da loro, la corruzione domina quasi ovunque.
E' sempre più difficile trovare lavoro, il potere d'acquisto diminuisce, la violenza aumenta ...

Se addirittura i giovani hanno paura del futuro - che rappresentano il futuro - significa proprio che c'è assoluto bisogno di una nuova società e stato.
Il cosiddetto progresso - che si fonda su assurde ideologie - ha realizzato una società malata e sbagliata.

Siamo ancora in tempo di ricostruire un mondo diverso e più in armonia con la natura e l'uomo?
Questa è la vera sfida!