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mercoledì, settembre 19, 2007

Napolitano: massmedia e antipolitica

In un clima pesante, dove la sfiducia e l’antipolitica dilagano, napolitano ha detto che la situazione è pericolosa, ed è preoccupato per gli attacchi alla politica e alle istituzioni.

Chiaro il riferimento al qualunquismo e, senza nominandolo, a grillo.

Il capo dello Stato parla sul difficile rapporto tra notizia e sensazionalismo.
e si chiede come coniugare principio di libertà e principio di responsabilità, anche e in particolare quando si indaghi, e si denunci in materia di politica e istituzioni.

Per difendere il sistema repubblicano napolitano ha detto ai giornalisti di smettere di alimentare qualunquismo e antipolitica.

Visto il suo ruolo è normale e logico che napolitano cerchi di difendere le istituzioni ma ,invece di dare un duro richiamo ai giornalisti - il diritto-dovere d'informare e comunicare obbliga a essere sempre coscienti delle ricadute d'ogni denuncia indiscriminata e magari approssimativa -, non sarebbe meglio criticare o denunciare i comportamenti scorretti e sbagliati presenti nelle istituzioni e tra i politici ?

Non si difende le istituzioni con le parole ma piuttosto facendo cose concrete, come ad esempio diminuendo i costi del quirinale e pubblicando le spese del quirinale.

Ho la sensazione che napolitano continua a comportarsi da politico, ed in questo caso si perde nel teatrino politico lontano dalle cose concrete e dagli italiani...


Il presidente e le accuse ai partiti: «So che è scomodo ma intervengo» Napolitano: «Antipolitica pericolosa» Il capo dello Stato: l'informazione eviti il sensazionalismo

ROMA — Lo allarma il «danno» che procura un’informazione concentrata soltanto in «rappresentazioni unilaterali della realtà», ispirata magari «dall’idea che "le buone notizie non sono notizie"». E gli suscitano inquietudine «le ricadute che può avere la denuncia indiscriminata e magari approssimativa, non puntuale, sensazionalistica dello stesso mondo della politica e delle istituzioni». Nelle redazioni il vento sembra oggi soprattutto questo, a Giorgio Napolitano. E secondo lui è un vento «pericoloso», che rischia di portare a conseguenze preoccupanti. La più grave, sottintesa ma trasparente nel suo ragionamento, è di veder crescere la distanza tra l’Italia delle piazze dove vanno in scena i nuovi tribuni (come Beppe Grillo, comunque mai nominato) e l’Italia dei palazzi del potere, stretta d’assedio. Insomma: la febbre dell’antipolitica, accompagnata dal pericolo di una rapida degenerazione in patologia del corpo sociale, preoccupa molto il capo dello Stato. Tanto che chiede pubblicamente un impegno ai mass media e non si sottrae, subito dopo, a un breve botta e risposta di approfondimento.

Presidente, pure lei avanza il sospetto che giornali e tv abbiano un certo grado di responsabilità nell’alimentare i sentimenti di rifiuto della politica ormai dilaganti nel Paese. «In casi come questo i mass media dicono: "noi raccogliamo e riflettiamo la realtà". Il che è logico ma, dico io, la questione è "come" si raccoglie e si riflette questa realtà». Resta il fatto che, mentre si dibatte su quale sia la più corretta interpretazione del lavoro giornalistico, il clima diventa di giorno in giorno più pesante. «Già, e mi pare una situazione pericolosa». Lei lascia intendere anche che sarebbe «più comodo», per il Quirinale, non intervenire su questa materia... «Sì, sarebbe più conveniente, per me, cavalcare il fenomeno oppure estraniarmi da tutto. Ho scelto di non fare né l’una né l’altra cosa».
Napolitano è dunque consapevole di toccare «un argomento delicato» e anzi perfino «sospetto a seconda della collocazione personale o politica di chi l’affronta». Però non ci rinuncia, richiamando i giornalisti (e non soltanto loro) al dovere di «coniugare principio di realtà e principio di responsabilità», senza per questo «accettare censure o infliggersi autocensure». È importante tenere conto delle conseguenze «di quel che si scrive o si comunica»— aggiunge—specie quando «si informi, si indaghi, si denunci in materia di politica e di istituzioni ». C’è infatti «un interesse generale » da preservare sempre. Un valore superiore, diciamo così, che per lui di questi tempi coincide con «l’assillo del rafforzamento della vita democratica e delle istituzioni repubblicane». Il nodo del problema è tutto qui, per il presidente della Repubblica. Il quale riconosce che «il mondo politico merita ogni disvelamento e approfondimento critico».E tuttavia sollecita a fare questa sacrosanta opera di indagine permanente «con la misura adatta a suscitare partecipazione e volontà di riforma piuttosto che sterile negazione e, in definitiva, senso di impotenza ».

Altrimenti — ecco il retropensiero dell’appello — si producono spinte di sgangherato qualunquismo, la gente non crede più a nulla e ci si infila dritti in una crisi di sistema. Per dire tutto questo, biasimando con toni tra lo scherzoso e il serio «la troppa violenza al congiuntivo» e il «troppo gossip a scapito delle notizie», il capo dello Stato ha scelto la «Giornata dell’informazione». Un appuntamento organizzato riunendo al Quirinale oltre duecento fra promotori, giurie e vincitori di alcuni importanti premi giornalistici. Diversi dei quali assegnati alla memoria di reporter che hanno sacrificato la vita in aree di guerra (da Enzo Baldoni a Maria Grazia Cutuli), in zone di mafia (Giovanni Spampinato) e di camorra (Giancarlo Siani). A chiusura dell’incontro, Napolitano non manca di esprimere come altre volte esplicita solidarietà alla classe giornalistica. Che anche a lui sembra penalizzata dal «troppo precariato» e dall’ «umiliazione di un contratto che non c’è, quasi sospeso a tempo indeterminato».

ilcorrieredellasera

martedì, settembre 18, 2007

CEI: l'Italia è un Paese in crisi morale



Ha ragione da vendere il presidente della Cei, Angelo Bagnasco.
L'Italia vive una crisi profonda, è venuto meno il legame che unisce il cittadino allo Stato, legame che esiste solo se lo stato è capace di farsi promotore e garante del bene comune.

E' inoltre illusorio sperare in un improvviso quanto miracolistico rinsavimento morale, se al punto in cui ci troviamo non avviene una ricentratura profonda, da parte dei singoli soggetti e degli organismi sociali, sul senso e sulla ragione dello stare insieme come comunità di destini e di intenti.

Purtroppo gli italiani non sono assolutamente rappresentata, ne' tanto meno definita, dai fenomeni peggiori a cui tanta enfasi viene data dai massmedia.

Nonostante la malata società nella quale viviamo, la componente sana della società è ampiamente maggioritaria, nel silenzio dignitoso e in spirito di sacrificio, con ancoraggio alla fede cristiana o per ispirazione all'umanesimo.

Commento.
Secondo me, la CEI condanna senza appello lo stato repubblicano, la classe politica, i massmedia, che hanno plasmato una società lontana dai principi e valori ai quali l'uomo ha sempre creduto e dove è cresciuto.

Lo Stato, inteso come comunita' politica strutturata, ha solo il compito di registrare e regolamentare le spinte comportamentali che emergono dal corpo sociale.

A questo punto per avere una Vita e Società migliore è necessario che l'uomo, ancorato alla fede cristiana o all'umanesimo, definisca un nuovo stato, una nuova classe politica, una nuova società....

Insomma c'è bisogno di una rivoluzione.



Italia spaesata rischia la crisi morale, avverte Bagnasco (Cei)


CITTA' DEL VATICANO (Reuters) - Davanti a situazioni e comportamenti "criminali" senza soluzione, l'Italia rischia di diventare un paese "spaesato" se non si pone un argine alla deriva dei valori essenziali della convivenza.

E' l'appello che il presidente della Cei, monsignor Angelo Bagnasco, ha rivolto oggi al Consiglio episcopale permanente, con uno sguardo attento ai recenti episodi di cronaca, dal "dramma crescente" degli incendi boschivi, alla "clamorosa inclusione" della scelta di aborto tra i diritti umani riconosciuti, dal problema degli sfratti alla mondanità.

"Vi sono situazioni e comportamenti socialmente deplorevoli, anzi criminali, che non riescono a trovare soluzione: pensiamo, ad esempio, al dramma recente e crescente degli incendi boschivi provocati dall'uomo che in questa ultima estate hanno messo in ginocchio intere zone del Paese", ha ricordato Bagnasco nella sua prolusione.

"Alla luce di simili fatti, ma anche di altre tendenze comportamentali, sembra che diventi sempre più friabile il vincolo sociale e si prosciughi quel tipo di solidarietà su cui una comunità strutturata deve fare affidamento, se vuole essere un paese-non-spaesato".

Pur definendo "illusorio sperare in un improvviso quanto miracolistico rinsavimento morale", il presidente della Cei invita a ritrovare, anche grazie alla religione, "i valori essenziali per una convivenza".

Bagnasco tiene a precisare di non auspicare "uno stato etico", "che in realtà nessuno vuole", ma ricorda l'importanza di valori come quello della persona e della vita umana, della famiglia fondata sul matrimonio, della libertà dei genitori nell'educare i figli, "ai quali vale la pena dedicare la vita: barattarli, questi valori, significherebbe annichilire le sorgenti della vita stessa".

Il presidente della Conferenza episcopale guarda con preoccupazione a una società "afflitta da uno strano 'odio di sé' ... che fa del 'relativismo' il proprio 'credo'", citando ad esempio "l'atteggiamento di resa che contrassegna tanta prassi sociale, in cui a prevalere sono il divismo, il divertimento spinto ad oltranza, i passatempi solo apparentemente innocui, il disimpegno nichilista e abbrutente la persona".

Davanti a uno scenario così cupo, Bagnasco tratteggia una soluzione nella "componente sana della società" che definisce "maggioritaria" e che, ispirata ai valori del Vangelo, "nel silenzio dignitoso e in spirito di sacrificio" e che "vive i propri doveri, vive la realtà della famiglia e le varie relazioni, vive la sfida irripetibile della propria esistenza terrena con serietà, onestà e dedizione".

reuters

sabato, settembre 15, 2007

Re Umberto II




15 SETTEMBRE 1904: NASCE RE UMBERTO II

Umberto II, Re d’Italia

Nato a Racconigi il 15 settembre 1904
Sposato a Roma l’8 gennaio 1930
Luogotenente Generale del Re il 5 giugno 1944
Re d’Italia dal 9 maggio 1946 al 18 marzo 1983

mercoledì, settembre 12, 2007

Allarme energia in Italia


Rischio freddo e buio per l'inverno
Oltre l’autunno caldo, c'è anche l’inverno freddo.

Fulvio Conti, amministratore delegato di Enel, senza mezze parole ha detto che siamo ancora piu' fragili di due anni fa, rischiamo ancora di rimanere al freddo e al buio.

Certamente prima o poi in Italia ci sarà un black out, aumentano i consumi e contemporaneamente riduciamo gli stoccaggi, anche a causa di una errata interpretazione del Ministero dell'Ambiente, e non facciamo nulla per creare o trovare energia.

In breve ecco la situazione.
- Importiamo troppa energia dall’estero.
- Gli enti locali fanno i guastatori ogni volta che si decide di costruire una centrale a carbone o un impianto di rigassificazione.
- Non c’è diversificazione delle fonti
- Niente nucleare

E non solo c'è anche l'aspetto economico, perchè alla fine, il costo è del 25% in più rispetto alla media europea.
Inoltre Conti dice la mancanza di rigassificatori, impianti a carbone e centrali nucleari si puo' quantificare per l'Italia in un danno di 200 miliardi di euro, una cifra pari al 3% del Pil del nostro Paese.

La situazione è drammatica anche dal punto di vista politico perchè si sa benissimo che le forniture di gas che arrivano dagli altri paesi sono strumento di pressione politica.
L'Italia è un paese completamente nelle mani dei paesi che ci forniscono energia, dipendiamo da fonti energetiche estere, la repubblica ci ha resi schiavi.

Ultima chicca.
Bersani, ministro dello Sviluppo economico, invece di fare autocritica non trova di meglio che prendersela con gli italiani: Consumano troppo, dovranno limitarsi nell’uso di luce e gas.

Come continuo a sostenere nel mio blog, purtroppo noi italiani siamo nelle mani di un sistema incapace di svolgere il suo compito.

Basta repubblica delle banane !

Frascati, 15:25
ENERGIA: BERSANI, ITALIA E' ANCORA ABBASTANZA NEI GUAI

Dal punto di vista della sicurezza energetica l'Italia e' "ancora abbastanza nei guai". Lo ha sottolineato il ministro dello Sviluppo Economico, Pier Luigi Bersani, intervenendo al seminario organizzato dal gruppo parlamentare dell'Ulivo a Frascati. Il ministro ha spiegato che nell'affrontare il tema energia "l'accento deve essere posto sulla preoccupazione" e il pericolo "non va sottovalutato perche' con il crescere della domanda, non siamo riusciti a tenere il passo in questi anni con gli investimenti e la capacita' che non ci possono lasciare tranquilli". La ricetta, ha indicato Bersani, e' "realizzare infrastrutture, diversificare e approvvigionarsi con maggiori quantita'". Ma l'Italia, ha proseguito, deve fare i conti anche con un nuovo problema "che sta crescendo come una pianta rigogliosa: la resistenza localistica agli investimenti". Quest'ultimo, ha proseguito il ministro, "sta accelerando" generando atteggiamenti di tipo "corporativistico, localistico e familistico che si stanno rinvigorendo". Bersani ha pero' messo in chiaro che il Governo intende superare queste barriere, anche chiamando gli Enti locali a fare i conti con le proprie responsabilita': "Posto che ogni Regione deve dare un contributo minimo per la sicurezza del sistema, e posto che ci siano delle inadempienze, e' ora che cominciamo a far sentire il costo delle inadempienze. Con meccanismi di incentivazione per superare la pigrizia e anche rompendo qualche noce".

larepubblica

lunedì, settembre 10, 2007

La repubblica e Grillo



Senza dubbio preferivo Grillo quando faceva il comico, adesso che fa l’antipolitico mi è un pò antipatico, interessato soprattutto ad apparire sulle prime pagine dei media.
Le iniziative del postcomico genovese danno risposte sbagliate alla crisi di credibilità del sistema repubblicano ( politica e dei partiti).
Le proposte di legge di Grillo sono essenzialmente tre:
la non eleggibilità di parlamentari condannati, un massimo di due legislature a parlamentare e la loro elezione diretta.

Secondo me le prime due non sono proposte sensate.
Non importa quanto tempo stanno al parlamento i politici ma ciò che conta è la loro capacità.
Se per caso avessimo degli ottimi parlamentari, con questa legge, dopo due mandati dovrebbero lasciare il parlamento.
Ma perchè sostituirli con altri meno bravi se sono validi?

Inoltre se un politico ha un orizzonte di molte legislature, può permettersi di avviare riforme coraggiose.
Un esempio è la riforma delle pensioni: chi si darebbe pena di scontentare tutti oggi, nella consapevolezza che quando, domani, sarà chiaro che era la cosa giusta da fare non potrà più candidarsi e ottenere soddisfazione?
Se un governo sa che lavora per altri, perché mai dovrebbe darsi da fare?

Per quel che riguarda i politici condannati in via definitiva potrei essere d'accordo però solo se avessimo una Giustizia che funziona, ma purtroppo non è così.
In Italia la Giustizia è profondamente malata, la questione morale è giusta solo in teoria, e nel nostro paese la Giustizia è diventata un'arma per eliminare l'avvesario, per conquistare il potere, per fare carriera, per comparire in tv o giornali....

Le iniziative di grillo sono condotte con un populismo che è poco definire sudamericano ed inoltre sono discutibile e perdono di vista il problema e cioè che la Politica (con la P maiuscola) non esiste più, c'è una profonda crisi dei partiti, la spesa pubblica è fuori controllo, lo stato è inefficiente, c'è un enorme spreco ....

Con queste proposte leggi si risolverebbe qualcosa? Ho dei dubbi.

Condivido invece l'ultimo punto, e cioè che i parlamentari non devono essere scelti dai segretari di partito ma devono essere votati dai cittadini con la preferenza diretta.

L'aspetto più inquietante è che se la politica si lascia umiliare da un comico allora significa che non vale nulla.

Anche il qualunquismo ha una sua dignità, ma solo in una paese allo sbando, dove la debolezza della politica raggiunge abissi, le espressioni dell’impotenza civile diventano parole d’ordine con cui fare seriamente i conti nel Palazzo.

La politica diventata ormai spettacolo è messa in crisi da un comico.

Insomma in questa repubblica delle banane l'opinione pubblica ha la certezza che la politica è tutto un magna magna, il Parlamento è il luogo del privilegio, ed è quindi inevitabile che l’antipolitica sia così forte e radicata nella società.

In Italia le istituzioni sono sempre più deboli, la democrazia è più che altro evocata.

Dopo la grande fortuna editoriale del libro La Casta, il caso Grillo è l'ennesimo campanello d'allarme.
Comunque non ha senso deprecare il qualunquismo e antipolitica, urgono risposte coraggiose in tema di regole e di costume politico. Urge assicurare, nella vita interna dei partiti, legalità, trasparenza, democrazia.

Questa repubblica delle banane sta crollando e c'è sempre più bisogno di una rivoluzione.

Per me la Monarchia è una valida risposta.