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domenica, giugno 12, 2011

Inizia l'esilio di Re Umberto II

Discorso di Re Umberto II prima di lasciare l'Italia.

13 Giugno 1946.

Di fronte al gesto rivoluzionario compiuto dai partiti del CLN, che prendono il potere senza attendere le decisioni della Corte Suprema di Cassazione, alla quale la legge ha affidato il controllo e la proclamazione dei risultati definitivi del referendum, Re Umberto decide di lasciare l'Italia per scongiurare una guerra civile.

Da un lato il sopruso e la violenza della repubblica, dall'altro la legalità e lo stile della Monarchia.


Italiani!

Nell'assumere la Luogotenenza Generale del Regno prima e la Corona poi, io dichiarai che mi sarei inchinato al voto del popolo, liberamente espresso, sulla forma istituzionale dello Stato. E uguale affermazione ho fatto subito dopo il 2 giugno, sicuro che tutti avrebbero atteso le decisioni della Corte Suprema di Cassazione, alla quale la legge ha affidato il controllo e la proclamazione dei risultati definitivi del referendum.

Di fronte alla comunicazione di dati provvisori e parziali fatta dalla Corte Suprema; di fronte alla sua riserva di pronunciare entro il 18 giungo il giudizio sui reclami e di far conoscere il numero dei votanti e dei voti nulli; di fronte alla questione sollevata e non risoluta sul modo di calcolare la maggioranza, io, ancora ieri, ho ripetuto che era mio diritto e dovere di Re attendere che la Corte di Cassazione facesse conoscere se la forma istituzionale repubblicana avesse raggiunto la maggioranza voluta.
Improvvisamente questa notte, in spregio alle leggi e al potere indipendente e sovrano della Magistratura, il governo ha compiuto un gesto rivoluzionario, assumendo, con atto unilaterale ed arbitrario, poteri che non gli spettano e mi ha posto nell'alternativa di provocare spargimento di sangue o di subire la violenza.

Italiani!
Mentre il Paese, da poco uscito da una tragica guerra, vede le sue frontiere minacciate e la sua stessa unità in pericolo, io credo mio dovere fare quanto sta ancora in me perché altro dolore e altre lacrime siano risparmiate al popolo che ha già tanto sofferto. Confido che la Magistratura, le cui tradizioni di indipendenza e di libertà sono una delle glorie d'Italia, potrà dire la sua libera parola; ma, non volendo opporre la forza al sopruso, né rendermi complice dell'illegalità che il Governo ha commesso, lascio il suolo del mio Paese, nella speranza di scongiurare agli Italiani nuovi lutti e nuovi dolori. Compiendo questo sacrificio nel supremo interesse della Patria, sento il dovere, come Italiano e come Re, di elevare la mia protesta contro la violenza che si è compiuta; protesta nel nome della Corona e di tutto il popolo, entro e fuori i confini, che aveva il diritto di vedere il suo destino deciso nel rispetto della legge e in modo che venisse dissipato ogni dubbio e ogni sospetto.

A tutti coloro che ancora conservano fedeltà alla Monarchia, a tutti coloro il cui animo si ribella all'ingiustizia, io ricordo il mio esempio, e rivolgo l'esortazione a voler evitare l'acuirsi di dissensi che minaccerebbero l'unità del Paese, frutto della fede e del sacrificio dei nostri padri, e potrebbero rendere più gravi le condizioni del trattato di pace.
Con animo colmo di dolore, ma con la serena coscienza di aver compiuto ogni sforzo per adempiere ai miei doveri, io lascio la mia terra. Si considerino sciolti dal giuramento di fedeltà al Re, non da quello verso la Patria, coloro che lo hanno prestato e che vi hanno tenuto fede attraverso tante durissime prove. Rivolgo il mio pensiero a quanti sono caduti nel nome d'Italia e il mio saluto a tutti gli Italiani.
Qualunque sorte attenda il nostro Paese, esso potrà sempre contare su di me come sul più devoto dei suoi figli.

Viva l'Italia! Umberto

Roma, 13 giugno 1946.

Regina Fabiola compie 83 anni

Fabiola de Mora y Aragón è nata a Madrid, l'11 giugno 1928, è stata regina dei Belgi come consorte di Baldovino I.

Dopo la morte del marito nel 1993 il suo titolo è "Sua Maestà la Regina Fabiola del Belgio", avendo passato il titolo di "regina dei belgi" a Paola Ruffo di Calabria, consorte di Alberto II del Belgio.

Referendum e strage repubblicana

In questi giorni nei quali gli italiani sono chiamati ad esprimersi su 4 referendum, voglio ricordare la strage avvenuta in via Medina di Napoli (11 giugno 1946), causata dalla polizia ausiliaria, che aprì il fuoco contro i manifestanti, numerosi morti e oltre 150 feriti, tutti monarchici.


L'11 giugno 1946 segna l'apice dei disordini seguiti al referendum istituzionale Monarchia repubblica.

In Italia il 10 giugno la Corte di Cassazione ufficializza il risultato del referendum istituzionale del 2 giugno 1946 ma non proclama la repubblica in attesa di esaminare le contestazioni.
La repubblica non fu MAI proclamata.

Il governo, guidato da De Gasperi, cerca un accordo con il Re Umberto II per avviare il trapasso dei poteri, ma la corona rifiuta.

L'indomani nel Sud si scatena la protesta dei monarchici.
A Napoli, già teatro in precedenza di scontri sanguinosi, la folla si concentra davanti alla sede del PCI, in via Medina, dove accanto alla consueta bandiera rossa con falce e martello, è esposta una strana bandiera tricolore.
Si vede l’effigie di una testa di donna turrita nel campo bianco al posto del tradizionale stemma sabaudo. Per Napoli, che ha votato per l’80% Monarchia, è una vera e propria provocazione.

A via Medina scoppia una violenta battaglia, risolta dalle mitragliatrici della polizia ausiliaria, che falciano i dimostranti: sul terreno restano diversi morti e decine di feriti, tutti monarchici.
Due giorni dopo Umberto II lascia l'Italia.

Quest'eccidio non è mai ricordato dalla storiografia repubblicana, che in questa maniera continua ad uccidere quei giovani italiani, colpevoli solo di manifestare apertamente e pacificamente i loro ideali e la contrarietà all'esito del Referendum istituzionale.

La strage di via Medina, proprio perché continuamente negata, risulta essere una enorme vergogna per la repubblica.

Ricordiamo i giovani Caduti in via Medina, uccisi per essere rimasti fedeli al Re e alla Patria.
Non dimentichiamo questi valorosi monarchici!

sabato, giugno 11, 2011

Referendum e Napolitano

Gli italiani sono chiamati a esprimersi su 4 referendum, due sull'acqua, uno sul nucleare e sul legittimo impedimento.

Alcuni partiti si sono impegnati a votare Si, altri sono per il No ed altri ancora hanno lasciato ai cittadini la "libertà di coscienza", che spinge all'astensione.

In Italia tutto è sempre politicizzato, ed i quesiti hanno perso la loro rilevanza specifica, per assumere quella esclusivamente politica,
in particolare una scelta pro o contro Berlusconi.

Io vorrei spingere l'attenzione sul diritto all’astensione, e quindi sul superamento del quorum del referendum.

Anche per le elezioni non è un obbligo andare a votare, il voto è un diritto e non un’imposizione, ma per un referendum l’astensione è un aspetto essenziale.

La presenza del quorum aumenta la libertà di scelta: o l’elettore con la sua partecipazione al voto favorisce il superamento della soglia, oppu­re astenendosi contribuisce al raggiungimento dell’obiettivo contrario. È un suo diritto.

Ebbene nonostante questo evidente verità, il presidente della repubblica Napolitano ha dichiarato che farà il suo dovere, lasciando intendere che andrà a votare, e con ciò contrastando le posizioni politiche che sostengono la necessità di disertare le urne.

Ormai il capo dello Stato esterna, si sovrappone al Governo, aiuta l'opposizione, e dimentica perfino di rispettare la Costituzione, visto che l’art. 75 indica il quorum necessario a rendere valido l’esito del referendum, e che implicitamente consente agli elettori anche di non partecipare.

Adesso gli italiani sono liberi di votare Si, No oppure di astenersi al referendum.

Io mi chiedo se l'esortazione di Napolitano al voto non sia un’ottima ragione per non andare a votare ....

Compleanno Ufficiale della Regina Elisabetta

Il compleanno ufficiale di Sua Maestà la Regina Elisabetta II è celebrato da una grande parata militare (Trooping the Colour), il secondo sabato di giugno.

11 giugno 2011

Anche se il vero compleanno della regina è il 21 aprile, la tradizione vuole che il compleanno del sovrano si festeggi a Londra nel mese di giugno.

La cerimonia ha segnato l'85° compleanno della Sovrana, avvenuta il giorno dopo il 90° compleanno del duca di Edimburgo.

La regina è arrivata in carrozza con il Duca di Edimburgo, ed ha passato in rivista le truppe.

Quest'anno per la prima volta, anche la Duchessa di Cambrige Catherine ha partecipato all'evento.
La duchessa di Cambridge ha guardato con orgoglio come il marito prendeva parte alla cerimonia in onore della Regina.
Tra lo splendore della parata militare, William ha guidato perfettamente il suo destriero grigio, e come Colonnello delle Guardie irlandesi indossava la divisa scarlatta del reggimento, con il cappello di pelle d'orso.
A cavallo c'era anche il padre Carlo, principe di Galles, in veste di colonnello delle Welsh Guards, la zia Anna, principessa reale, e il duca di Kent.

Tutti i membri della Famiglia Reale sono stati allietati a gran voce da migliaia di sostenitori, mentre si trasportavano sulla carrozza, e sul balcone di Buckingham Palace hanno visto il passaggio in volo della RAF.

In occasione dell'85° compleanno della regina Elisabetta, la rockstar britannica Bryan Ferry, l'attore premio Oscar Colin Firth e l'avvocato Mark Stephens, legale del fondatore di WikiLeaks Julian Assange, hanno ricevuto l'onorificenza dell'Ordine dell'Impero britannico dalle mani della regina Elisabetta II.

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Prince William in first Trooping the Colour parade