40 anni fa moriva in esilio lo Scià dell'Iran 

27 luglio 1980

Lo Scià dell'Iran morì di cancro mentre era in esilio ad Al Cairo (Egitto), 17 mesi dopo aver lasciato il suo Paese in seguito alla rivoluzione islamica.
Lo Shah Mohammad Reza Pahlavi, un tempo venerato, era fuggito dall'Iran nel gennaio 1979 di fronte a una rivolta, dopo un regno di 37 anni in cui sognava di rendere il suo paese la 5° potenza mondiale entro il 2000.
Il suo esilio aprì la strada al ritorno trionfale dalla Francia, il 1° febbraio 1979, dell'Ayatollah Ruhollah Khomeini ed alla creazione di una repubblica islamica.
Il tribunale islamico condannò a morte in contumacia nel giugno del 1979 sia Pahlavi che l'imperatrice Farah, mentre agli altri esponenti della famiglia fu interdetto l'ingresso.

Dopo aver soggiornato in diversi paesi nel giro di pochi mesi, - Marocco, Bahamas, Messico, Stati Uniti e Panama - si rifugiò in Egitto, l'unico paese che si dichiarò disposto ad ospitarlo, accolto dal presidente Sādāt. 
Mohammad Reza Pahlavi non sopravvisse molto alla sua deposizione: morì infatti l'anno dopo, nel luglio del 1980, per complicazioni di una macroglobulinemia di Waldenström, un tipo di tumore affine al linfoma non Hodgkin, di cui soffriva da anni. 

Il funerale di stato in Egitto si svolse il 29 luglio, durante il quale fu eseguito l'inno dell'Iran imperiale e la bara, drappeggiata con la bandiera iraniana, su una carrozza trainata da sei cavalli, raggiunse la moschea Al-Rifai.  Davanti alla moschea, Sadat e i due figli dello Shah, Reza Ciro e Ali Reza, accompagnarono il corpo nella camera funeraria, con i classici 21 colpi di cannoni sparati dalla piazza.

La forte amicizia tra i due uomini risale ai primi anni '70. Lo Scià rimase accanto all'Egitto durante la guerra arabo-israeliana del 1973, inviando aiuti medici ma soprattutto permettendo agli aerei sovietici di sorvolare l'Iran per rifornire il Cairo di armi e attrezzature militari.