Nella vicenda Unipol l'aspetto più importante non è valutare la rilevanza penale dei fatti, quanto piuttosto la decadenza etica (e non solo) della classe politica.

Comunque finirà la questione, si ha la conferma che la politica e moralità sono cose completamente diverse, crolla il falso mediatico che il malaffare sta da una sola parte, e si rafforza l'idea che i politici, invece di pensare al bene dell'Italia, pensano soprattutto ai loro interessi.
C'è amarezza vedere come sia basso il livello di moralità, serietà e capacità degli esponenti politici, e come sia difficile scegliere chi votare.

Evidentemente c'è una continuità tra il periodo di tangentopoli e quello attuale, ancor'oggi non si sa quale sia il rapporto politica-finanza, non c'è trasparenza su come i partiti ottengono finanziamenti.
In effetti esistono anche le differenze tra tangentopoli e bancopoli, ma ho l'impressione che la situazione sia peggiorata.
Se nel primo caso fu infatti il mondo degli affari, con le sue tangenti, a corrompere la politica, in questo caso è successo il contrario, cioè è la politica a corrompere il mondo degli affari.

A ben pensarci, questo è logico : mentre prima la politica era forte, il mondo degli affari doveva ottenere l'aiuto dei politici, adesso è il contrario, chi comanda veramente è l'alta finanza e quindi sono i politici che devono chiedere aiuti e favori alle banche.

Visto che il malaffare non è terminato con la stagione di Mani Pulite (solo gli ingenui potevano pensarlo) non varrebbe la pena di riscrivere la storia repubblicana ?

Visto l'abnorme dimensione del fenomeno della corruzione e che moltissimi settori sono stati coinvolti in scandali, si può concludere che il sistema repubblicano perlomeno non abbia funzionato.
Io ritengo che la repubblica ha gravi responsabiltà in merito e che anzi abbia favorito la nascita e la crescita della corruzione.
La repubblica si fonda sulla lottizzazione ?