Il presidente della repubblica ha affermato che il Paese è più coeso di quanto lo sia la sua politica, ormai giunta all'esasperazione.

Anch’io sono convinto che l’Italia rimane un Paese unito grazie alla parte sana della società italiana.
Ma c’è ben altro tra le frasi di napolitano, la sua dichiarazione non è solo una semplice considerazione condivisibile ma cela l’amara ammissione del capo dello Stato del fallimento della repubblica che lui difende.

In una repubblica il fallimento della politica – ormai un fatto incontrastabile – coinvolge tutto il sistema anche perchè il presidente della repubblica è sempre un politico imposto al Quirinale dai partiti.
Inoltre la repubblica è una oligarchia, tutte le istituzioni combattono tra loro per questioni di potere, la classe politica pensa solo ai suoi interessi lontana dai cittadini, anche il capo di stato proviene dalla casta dei partiti e quindi non esiste il capo di stato garante di tutti gli italiani.
Se poi addirittura napolitano si rende conto che la politica è dominata dalla esasperazione allora significa che siamo arrivati al fallimento totale della repubblica.

L’esasperata lotta politica tra tutte le istituzioni – politica, magistratura, Quirinale, corte costituzionale - dovrebbe far riflettere seriamente sulla deriva della politica e più in genere sul linguaggio dominante che circola nella repubblica.
Innumerevoli comportamenti ed eventi avvenuti nel periodo repubblicano hanno distrutto il nostro Paese, ormai la repubblica è una oligarchia lontana anni luce dalla società italiana e gli italiani non hanno più fiducia nelle istituzioni.

Nonostante la gravissima decadenza repubblicana l’Italia riesce a rimanere un Paese unito grazie a valori fondamentali riconducibili al periodo precedente all’avvento della repubblica (Monarchia. Risorgimento, Patriottismo) ed alla parte sana della società italiana, la quale è riuscita a resistere alla decadenza repubblicana per il semplice motivo che lo Stato e la Patria sono due concetti diversi.

Ampliando il discorso, la logica dell’odio è un dato antropologico della repubblica.
La repubblica non si fonda sul lavoro (una definizione non certo riuscita) ma sulla contrapposizione al nemico, il concetto di anti italianità, alle volte citato da qualcuno.
Per la repubblica la colpa è sempre dell’altro e di chi non appartiene alla sua faziosità politica e culturale, prima la colpa era del “fascismo” (in realtà il fascismo era per la repubblica..), della “Monarchia”, dei “Savoia”, poi del “capitale” (preso in prestito dal comunismo), della “società”, quindi di “Craxi”, della “Mafia”, ora c’è “Berlusconi” a catalizzare la nefandezza del sistema e quindi a giustificare la reazione repubblicana.

La debolezza della repubblica è che la repubblica, invece di basarsi esclusivamente su valori davvero essenziali e positivi, ha bisogno del nemico che si trasforma in odio verso il nemico.

Inoltre la repubblica è nata tra ideologie (comunismo fascismo antifascismo) e quindi il crollo delle ideologie ha causato la fine della prima repubblica.

E non solo, in Italia la stessa repubblica è una ideologia, incarnata dal pensiero repubblicanesimo che trasforma il binomio repubblica-costituzione in “patriottismo costituzionale” dove la Patria e la costituzione sono i valori che identificano la nazione.
Insomma il repubblicanesimo italiano ha la presunzione di elevare il valore del concetto di repubblica, la quale ingloba il concetto di Patria.
Nulla di più falso!

La repubblica non è solo una istituzione, la costituzione è la bibbia civile (come ciampi la considera) e perciò una religione senza Dio.

I massimi custodi del regime repubblicano si rifiutano di discutere con chi non la pensa come loro, disprezzano la Monarchia, impediscono qualsiasi modifica o critica.

Di fronte alla chiusura a qualsiasi tipo di cambiamento, alla mancanza di rispetto di chi propone idee e forme diverse, al disprezzo alla Storia del nostro Paese, allora significa che i massimi custodi della repubblica sono i talebani della fede repubblicana.

In fondo la costituzione repubblicana e un assurdo atto di fiducia già presente nell’articolo 139 della costituzione che ordina l’eternità della repubblica.

I sistemi istituzionali crollano, se non da una sconfitta militare, quando le loro classi dirigenti non afferrano più il senso delle realtà, iniziando a cedere alla corruzione, perdendosi nell’ammirazione dell’arte di galleggiare.
I sistemi istituzionali crollano, quando si ritrovano una classe dirigente siffatta e pochi politici si rendono conto della miseria nella quale si sono cacciati.
Questo progressivo incattivirsi ci avverte che siamo arrivati al punto di non ritorno ma non si ha il coraggio di dire che la repubblica è fallita, che c’è bisogno di una nuova costituzione, che c’è un Paese abbandonato a se stesso, governato in modo approssimativo da istituzioni incapaci di dare risposte.

Dopo tanta decadenza, si avrà la forza di restituire senso alla Politica, alla Patria?