L'autore dell’articolo pubblicato su Il Corriere della Sera ha cercato di spiegare come mai, proprio alla vigilia del 150° anniversario dell'Unità, il Risorgimento sia sotto processo, sostenendo che il motivo sia la saldatura di tre segmenti antirisorgimentali, cioè quello legato all’ispirazione leghista, quello che va dai neoborbonici fino ai marxisti, ed infine ai cattolici guelfo - temporalisti.

Le considerazioni sono fondate nel senso che i tre fattori considerano il Risorgimento un nemico, ma ci si limita a trovare alcuni indizi senza cogliere invece la vera essenza (o forse la nasconde).
Infatti l’articolo evita di indicare il fattore scatenante che ha causato questo fronte antirisorgimentale e antiunitario, che invece si può facilmente identificare nella repubblica italiana.
Questi tre fattori antiunitari, assolutamente deboli e quasi sconosciuti durante il Regno d’Italia, si sono rafforzati durante il periodo repubblicano.
Come mai, perchè?

E’ vero che la critica al Risorgimento ha una lunga tradizione ma si dovrebbe aggiungere che queste spinte furono facilmente assorbite dalla Monarchia.
Sia ben chiaro, l’Unità Nazionale non fu imposta dall’alto, fu una conquista desiderata da quasi tutti gli italiani, desiderio che si trasformò in realtà grazie all’intervento meritorio di Casa Savoia.
Il mio ragionamento si fonda sul fatto che la nascita della repubblica fu un drammatico momento di rottura con il passato, la nuova Italia repubblicana, voluta dai partiti del CLN, doveva rompere con la tradizione e la storia precedente.
L’errore fatale fu quello di considerare il fascismo e la monarchia due elementi quasi sovrapposti che inevitabilmente ha indebolito il Risorgimento, visto che non si può distinguere la Monarchia dal Risorgimento.

Non si deve poi dimenticare che la Monarchia è l’unica alternativa alla repubblica, storicamente l’Italia è nata grazie alla Monarchia ed in Europa esistono diversi paesi, più liberi e democratici del nostro, che si fondano sulla monarchia e quindi la repubblica, visto la sua debolezza ed inadeguatezza, continua a temerla.

Ai sostenitori del federalismo conviene screditare il Risorgimento che riuscì a creare uno stato centrale ma unitario. Detto questo però si deve ricordare che la Lega Nord deve il suo successo alla sua battaglia contro l’inefficienza dello stato repubblicano - il noto slogan “Contro Roma padrona” - contro l’enorme quantità di denaro sprecata dallo stato repubblicano con la Cassa del Mezzogiorno.
Dopo più di 60 anni di repubblica non ha senso sostenere che la colpa dei numerosi malfunzionamenti dello stato sia della Monarchia, è pura e semplice mistificazione della Storia. Se il divario tra Nord e Sud è peggiorato la colpa non può che essere dello stato repubblicano.

La repubblica ha sempre cercato di additare colpe ed ostacoli al Passato, la Monarchia è stata la valvola di sicurezza che gli ha permesso di scaricare la tensione della crisi isituzionali che altrimenti la avrebbe distrutta.
Così è stato nel passato per il fascismo, così adesso per il divario nord-sud, per il centralismo, eccetera ....

I neoborbonici fanno parte del progetto intrapreso della repubblica di screditare la Monarchia, queste persone sono aiutate dal regime repubblicano con l'intenzione di impedire che si rafforzi l’idea monarchica.
Ad esempio ricordo l’arrivo a Napoli dei Principi di Savoia (il primo rientro in Italia, visto che quello precedente fu nel vaticano) quando un gruppo di persone aiutato da forze occulte dello stato, con bandiera e manifesti, cercarono di rovinare l’evento.

I marxisti non difendono le nazioni e le Patrie ma credono nel mito dell’internazionalismo e quindi non è tanto corretto fare riferimento a queste forze.
Piuttosto si dovrebbero pensare ai grandi gruppi finanziari mondiali che vogliono il Globalismo e quindi distruggere le Patrie, trasformando i popoli in consumatori.

Per quanto riguarda i cattolici che vogliono ripristinare lo Stato Temporale del Papa, direi che la forza della Chiesa è quella spirituale e quindi ritornare ad una Chiesa con potere temporale è una contraddizione di termini.

Insomma la Monarchia,nonostante limiti e difficoltà, riuscì ad unire gli italiani.
La repubblica ha invece distrutto il Paese dimostrando di essere il vero nemico dell'Unità d'Italia.

IL RISORGIMENTO SOTTO PROCESSO
L'unità d'Italia e i suoi nemici

Proprio alla vigilia del 150esimo anniversario dell'Unità, il Risorgimento è sotto processo. Non è solo La Padania. Sono decine e decine di pubblicazioni, articoli, libri e libercoli, che ormai da anni (ma con ritmo accelerato negli ultimi tempi) stanno cambiando l'immagine di quel nodo di eventi. «Quella tangente di Mazzini inaugura il malcostume di un'Italia disonesta », «Carlo Alberto sciupafemmine, traditore e indeciso a tutto», «Perché la Liguria non appartiene all'Italia », «L'invenzione delle camicie rosse», «Da capitale estense a provincia sarda», «Complotto massonico- protestante contro la Chiesa», «I Savoia e il massacro del Sud», «Un popolo alla deriva»: è solo un piccolo campionario di titoli (di capitoli, di volumi, di articoli) che però serve a dare un'idea di che cosa stiamo parlando.
Intendiamoci: la critica al Risorgimento ha una lunga tradizione. Cominciò nel momento stesso in cui fu proclamato il Regno d'Italia, nel 1861, per voce di coloro che si erano battuti per un altro esito, diverso da quello rappresentato dalla monarchia cavouriana. Da allora in poi quella critica ha occupato un posto centrale nel discorso pubblico del Paese. Non a caso tutte le culture politiche dell'Italia del Novecento, dal socialismo al nazionalfascismo, al cattolicesimo politico, all'azionismo, al comunismo gramsciano, si sono fondate per l'appunto su una visione a dir poco problematica del modo in cui era nata l'Italia. Basta ricordare i nomi di alcuni loro fondatori: Oriani, Sturzo, Gobetti, Gramsci. Ma attenzione: questa critica, sebbene spesso assai aspra, ha sempre osservato un limite. E cioè si è sempre ben guardata dal divenire una critica all'unità in quanto tale, non ha mai ceduto alla tentazione di mettere in dubbio il carattere positivo dell'esistenza dello Stato nazionale.
E' su questo punto che invece si sta consumando una rottura decisiva. Va costituendosi negli ultimi anni, infatti, un vero e proprio fronte antirisorgimentale e insieme antiunitario che nasce dalla saldatura di tre segmenti: un segmento settentrionale d'ispirazione leghista, un secondo segmento, rappresentato da nazionalisti meridionali innestati su un variegatissimo arco ideologico che va dai tradizionalisti neoborbonici agli ultrà paleomarxisti, e infine un segmento di cattolici che potremmo definire guelfo- temporalisti.
Tutti si fanno forti di una ricostruzione del passato che dire approssimativa è dire poco: di volta in volta tagliata con la motosega o persa nei pettegolezzi minuti «dal buco della serratura». Nella quale, comunque, dominano i modelli interpretativi presi a prestito dall'Italia di oggi: quello del giustizialismo più grossolano («Chi c'ha guadagnato», «chi ha rubato », «chi ha pagato») e il complottismo maniacale che vede massoni e «misteri » dappertutto.
L'Unità d'Italia diviene così un racconto a metà tra Mani pulite, la P2, e la strage di Ustica «come non ve l'hanno mai raccontata prima ». Ridicolo, ma per molti convincente, dal momento che quel racconto riempie il vuoto che si è determinato da decenni nel nostro discorso pubblico dopo che esso ha espulso da sé, e ormai perfino dal circuito scolastico, ogni autentica e viva narrazione del Risorgimento. A riprendere la quale non basterà certo il patetico brancolare nel buio del governo attuale, che sembra considerare l'anniversario dell'Unità più che altro come la classica tegola cadutagli sulla testa.

corriere della sera