Un capo di stato dovrebbe essere molto prudente nel parlare, in particolare in tema di politica estera, anche perché non mi risulta che il presidente della repubblica abbia poteri di indirizzo in politica.

Lo scorso 11 febbraio nel corso della Lectio Magistralis svoltasi a Trento, il presidente della repubblica ha detto che È indispensabile che il nuovo Trattato europeo di Lisbona entri in vigore l’anno prossimo, prima delle elezioni per il Parlamento di Strasburgo ed ha sollecitato l’Italia a ratificare il Trattato europeo di Lisbona anche in questa fase elettorale e criticando, con impliciti riferimenti, Paesi come la Gran Bretagna.

Non sono un costituzionalista ma so che un presidente deve evitare di fare politica e quindi napolitano, spingendo i politici a non indugiare nel ratificare la Costituzione europea, e’ andato ben oltre le sue prerogative, ed inoltre non puo’ certo permettersi di criticare le scelte politiche di altri Stati.

Ricordo che il regime repubblicano ha deciso di giungere all'Unione Europea via parlamentare e senza consultare gli italiani, al contrario di quello che hanno fatto altri paesi, come la Francia ed Olanda.
Io penso che il metodo parlamentare è una scorciatoia che avvalora la tesi del deficit di legittimità del sistema istituzionale europeo e nonche’ la mancanza di una effettiva democrazia della repubblica italiana.

Nonostante la classe politica e la grande imprenditoria lodano gli effetti positivi dell'Unione Europea (e mi chiedo se sia proprio vero ..), gli italiani non sono per nulla soddisfatti dell’unione europea, l'euro ha indebolito il loro potere d'acquisto, e l’entusiasmo europeo e' ormai solo un ricordo.
Ritengo che solo un referendum popolare può garantire la democrazia in Europa e quindi il trattato europeo dovrebbe comunque sempre passare al vaglio del corpo elettorale.
Purtroppo in Italia non è stato così ed ora napolitano addirittura ritiene che si debba procedere alla ratifica del Trattato di Lisbona anche se le Camere sono sciolte.

Napolitano (come precedentemente ciampi) spinge i politici ad essere europeisti ad ogni costo, e percio’ svolge un ruolo politico di primo piano che è in contrasto con la costituzione.
Ci risiamo con la solita doppiezza della costituzione repubblicana.
La repubblica considera il capo di stato la persona apolitica e superpartes, mentre in realtà è un politico, per mestiere e passato, imposto dai partiti ( se non addirittura solo dalla maggioranza) al quirinale che continua ad influenzare la classe politica.

L’ultima dichiarazione di napolitano dimostra che il Parlamento è una variabile dipendente invece che l’espressione del popolo sovrano.
Infatti non conta il consenso dei cittadini e napolitano formalizza apertamente la dittatura dei burocrati di Bruxelles e cioe’ che l'Italia e gli Italiani soprattutto, non hanno voce in capitolo nelle decisioni che riguardano il loro futuro.
Napolitano e’ sempre un comunista non solo perche’ non ha mai ripudiato il passato, ma anche perche’ con l’ultima dichiarazione sembra eseguire gli ordini della nomenklatura di bruxelles tanto simile al politburo sovietico.