Per ridurre l'impatto dell'inquinamento sul clima e sulla salute dell'uomo la Commissione Ue ha votato un documento che indica le linee alla quali dovranno atteneresi gli Stati membri.
Il rapporto ha stabilito che per raggiungere l'ambizioso obbiettivo si dovrebbe ridurre in 15 anni le emissioni di gas del 20% rispetto ai livelli del 1990 (colpevoli del riscaldamento globale del 30% entro il 2020), senza ridurre l'uso del nucleare ed aumentare le fonti rinnovabili fino al 20% del fabbisogno.
Inoltre si deve diminuire l'uso di petrolio e, in parte anche di gas naturale.

Il giudizio dell'Ue sull'Italia è negativo :
Nonostante un forte sviluppo nei settori dell'eolico, del biogas e del biodiesel l'Italia è ancora molto lontana dal raggiungere gli obbiettivi fissati sia a livello nazionale sia a livello europeo

Parecchi fattori contribuiscono a questa situazione. Innanzi tutto ci sono grandi elementi di incertezza dovuti ai recenti cambi politici ed alle ambiguità dell'attuale disegno politico.

ci sono restrizioni amministrative come un sistema complesso per le procedure di autorizzazione a livello locale.

esistono barriere finanziarie che rendono molto elevati i costi di connessione alle reti

Leggendo il rapporto e vedendo quello che succede in Italia, si evince che la repubblica italiana fa esattamente l'opposto di quello che dovrebbe fare, infatti :
ha vietato l'utilizzo dell'energia nucleare
si usa sempre di più petrolio e gas
le leggi e burocrazie repubblicane impediscono lo sviluppo
l'ambiguità della classe politica è evidente
in Italia il contributo delle energie rinnovabili e' diminuito (dal 16% del 1997 al 15,3% di oggi)
rispetto agli altri paesi l'italia è lontana all'obiettivo nazionale del 25% di quota da rinnovabili sul totale del consumo energetico
aumenta la dipendenza energetica dall'estero


Il rapporto conferma che l' Italia non si e' per niente attrezzata per rispettare il protocollo di Kyoto e combattere i mutamenti climatici.

Inoltre, come se non bastasse, gli italiani devono pagare le bollette piu' care.


ENERGIA: RAPPORTO UE, ITALIA ULTIMA SULLE RINNOVABILI

Sulle energie rinnovabili, l'Italia e' l'ultima d'Europa. E' quanto sostiene una anticipazione, fornita dal Wwf, del rapporto sulle rinnovabili che sara' presentato domani a Bruxelles, nell'ambito del piano su energia e ambiente, dal presidente della commissione Ue Barroso.
Dal 1997 ad oggi in Italia il contributo delle energie rinnovabili e' diminuito, passando dal 16% del 1997 al 15,3% di oggi. L'Italia e' tra i paesi maggiormente lontani dall' obiettivo nazionale del 25% di quota da rinnovabili sul totale del consumo energetico.
Dati, afferma il Wwf, confermati anche dal rapporto sul 2005 del Ministero dello sviluppo economico, e dai i dati provvisori d'esercizio di Terna relativi al 2006.
Accanto ai dati sulla situazione italiana compariranno due faccine che piangono, a differenza di quanto avverra' per Danimarca, Germania, Ungheria, Finlandia, Irlanda, Lussemburgo, Spagna e Olanda, la cui situazione -dice il Wwf- viene giudicata molto o abbastanza positivamente. Altri Paesi nei quali la situazione delle rinnovabili e' invece giudicata negativamente, sono Austria, Cipro, Estonia, Francia, Lettonia, Malta e Slovacchia.
In tutti questi anni, nonostante i miliardi spesi con le incentivazioni, afferma il Wwf, i risultati non si sono fatti vedere, mentre gli altri paesi sono andati avanti a passi da gigante. Il dato sulle fonti rinnovabili non fa che confermare che l' Italia non si e' per niente attrezzata per rispettare il protocollo di Kyoto e combattere i mutamenti climatici.

Non solo, l'inazione sulle fonti rinnovabili non fa che aumentare la dipendenza energetica dall'estero.
Come si e' arrivati a tale situazione?
I meccanismi d' incentivazione per le energie rinnovabili -dice il Wwf- hanno ben altre finalita' di un virtuoso sviluppo del settore. Il programma CIP6, pagato dai consumatori in bolletta per finanziare le energie rinnovabili, per il 70% incentiva normali centrali di generazione con combustibili fossili o rifiuti. Il meccanismo dei certificati verdi, anziché essere un virtuoso sistema di mercato, oggi e' una nicchia di privilegi privo di obbiettivi di sviluppo delle rinnovabili. La quota d'obbligo di certificati verdi non viene aggiornata a volumi necessari per promuovere l' Italia dalla posizione degli ultimi della classe. E l' aggiornamento non avverra' mai ai livelli auspicati dall'Europa, poiche' il meccanismo dei certificati verdi incorpora innumerevoli privilegi ed esenzioni.In pratica solo il 50% della produzione ed importazione di energia elettrica paga l'obbligo dei certificati. E' come se si volesse riparare il debito pubblico esentando la meta' della popolazione italiana dal pagamento delle tasse''.
Occorre una seria strategia e, soprattutto, pratica per attuare davvero il protocollo di Kyoto e prepararsi a ulteriori riduzioni di emissioni. Sulle rinnovabili, come sul resto, non si puo' piu' mantenere la situazione preesistente, correggendo qui e la', senza riformare il settore per metterlo al pari degli altri paesi europei.

ansa


Ue: caro energia, male per l'Italia
(ANSA) - BRUXELLES, 7 GEN - In Europa e' allarme per il caro energia. E a pagare le bollette piu' care sono proprio le famiglie e le imprese italiane.
Secondo gli ultimi dati Eurostat (luglio 2006) il prezzo di gas e elettricita' continua a salire, cosi' come la dipendenza da Paesi extra Ue, in primis la Russia. In un anno le tariffe elettriche Ue sono salite in media del 7% per i consumi domestici, del 15% per quelli industriali.
Ma per le aziende italiane nuovo 'anno nero', con aumenti ben oltre il 25%.

ansa