Il Re Abdallah II di Giordania alla 69° Assemblea generale delle Nazioni Unite

24 settembre 2014


Dopo  aver partecipato con sua moglie, la Regina Rania,  alla cerimonia della Clinton Global Initiative, Sua Maestà il Re di Giordania, Abdallah II, ha parlato alla 69° Assemblea generale delle Nazioni Unite che si è svolta a New York City.

Davanti alla platea internazionale il Re di Giordania ha ribadito che le comunità cristiane sono una componente fondamentale della vicenda storica del Medio Oriente, e non possono in nessun modo essere considerate ospiti o straniere nelle terre che hanno visto la prima diffusione del cristianesimo.

Nel discorso pronunciato al Palazzo di vetro di New York, Re Abdallah ha riproposto il ruolo del regno hascemita come garante di una declinazione dell'identità islamica aperta al dialogo con le altre fedi:
“Gli insegnamenti del vero islam sono chiari: i conflitti e gli scontri settari sono del tutto condannati. L'islam proibisce la violenza contro i cristiani e le altre comunità che compongono ciascun Paese”.

Re Abdallah ha chiesto ai leader musulmani a lavorare insieme contro azioni mistificatorie e tendenti a dividere, rivendicando con orgoglio al proprio Paese di “aver promosso iniziative interreligiose e interconfessionali”.

"Abbiamo bisogno di chiudere il sostegno agli estremisti, respingere e sconfiggere questi gruppi. Questo richiede una 'coalizione determinata' che può combattere  con coerenza e determinazione la minaccia"

Il sovrano ha poi annunciato che la Giordania presenterà una bozza di risoluzione affinchè siano riconosciuti come genocidio e crimini contro l'umanità le recenti violenze perpetrate su base religiosa in Siria e in Iraq.

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