Il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione (Priscoli) ha dato avvio all’azione disciplinare nei confronti del GIP Clementina Forleo.

Il motivo sono le frasi di accusa rivolte a vari parlamentari, tra cui Fassino e D’Alema, di cui era corredata l’ordinanza con cui aveva chiesto alla Camera dei Deputati l’autorizzazione ad utilizzare le loro intercettazioni telefoniche.
Alla Forleo si era lasciata sfuggire osservazioni pesantissime, fino a sostenere che il presidente ed il segretario del DS sarebbero stati consapevoli complici di un disegno criminoso…pronti e disponibili a fornire i lori apporti istituzionali, in totale spregio dello Stato di diritto.

Si giunge all'azione disciplinare perchè il GIP, che dovrebbe essere giudice terzo ed equilibrato, si era in sostanza sostituito al Pubblico Ministero, che con durissime parole hanno reso addirittura abnorme la celebre ordinanza.

La Forleo se l'aspettava anche perché era consapevole di aver combattuto contro i soprusi dei poteri forti, fino a sostenere anche al collega De Magistris, impegnato a sua volta in una clamorosa battaglia contro il Palazzo e il malcostume della politica. (Mastella ...)

Ciò che è strano, e che lascia dubbi ed inquietudini, è la velocità con la quale questa volta il CSM ha deciso di aprire l'azione disciplinare.
Non si può dimenticare il famoso Resistere, resistere, resistere che l’allora Procuratore di Milano Borrelli indirizzava a Berlusconi e al suo Governo.
Perchè a fronte delle esternazioni della Forleo, questa volta si è deciso di avviare un’azione disciplinare, mentre invece fu risparmiata all’esponente del pool di mani pulite?

E' vero che il GIP dovrebbe essere giudice terzo ed equilibrato, ma perchè il CSM difende questo concetto solo adesso ?

E' lecito pensare che ci troviamo difronte all’ennesimo omaggio che le toghe riservano alla sinistra italiana, si tratta di una sorta di invito a smettere di indagare ai vari Fassino, D’Alema o chi per loro.

Inoltre vorrei sottolineare il fatto che, guarda caso, adesso il CSM è presieduto da napolitano, cioè un presidente della repubblica che proviene dal partito comunista e che è stato votato solo dalla maggioranza di sinistra.

Purtropo in questa repubblica i principi sono secondari agli interessi .
Quindi si smetta di nascondere la bramosia o gli interessi di bottega sotto principi che, se giusti, devono valere sempre e per tutti.


Caso Unipol, ora la Cassazione vuole punire il gip Clementina Forleo
A settembre il giudice di Forum Ferdinando Imposimato gliel’aveva anticipato in un colloquio riservato: «Guarda che vogliono aprire un procedimento disciplinare contro di te». Previsione azzeccata. Il Procuratore generale della Cassazione Mario Delli Priscoli ha promosso l’azione disciplinare contro il gip milanese Clementina Forleo. Oggetto dell’indagine: l’ormai celebre ordinanza con cui il giudice aveva chiesto alla Camera l’ok all’utilizzo delle telefonate intercettate fra sei parlamentari e alcuni degli indagati nelle inchieste sulle scalate bancarie. Per Delli Priscoli quel provvedimento, con cui venivano pesantemete tirati in ballo i leader dei Ds MassimoD’Alema e Piero Fassino, sarebbe abnorme.

In poche parole, la Forleo avrebbe svolto una parte non sua, sostituendosi di fatto ai Pm. D’Alema, Fassino e gli altri deputati - tre di Forza Italia - infatti non erano stati iscritti dalla Procura di Milano nel registro degli indagati e quelle conversazioni, pur definite penalmente rilevanti, erano state invece utilizzate dall’accusa per puntellare i capi d’imputazione contro i principali indagati, ad esempio l’ex numero uno di UnipolGiovanni Consorte e il suo vice Ivano Sacchetti. Ma la prudenza dei Pm era stata travolta dal gip. Nell’ordinanza la Forleo aveva definito il ministro degli Esteri D’Alema e il senatore Nicola Latorre «consapevoli complici di un disegno criminoso», ipotizzando per loro il possibile concorso nel reato di aggiotaggio. Non solo: li aveva descritti, insieme a Fassino, come «pronti e disponibili a fornire i loro apporti istituzionali, in totale spregio dello Stato di diritto». Parole durissime che il gip aveva scritto dopo aver letto attentamente le carte, ma che non trovavano riscontro nelle ipotesi formulate dai Pmnel filone Unipol. Parole che avevano provocato reazioni altrettanto taglienti: D’Alema aveva parlato di «asserzioni assolutamente stupefacenti e illegittime» e aveva denunciato «l’anomalia» del testo.

Ora quel provvedimento viene ritenuto abnorme e quei giudizi sui big del Ds, oggi confluito nel Partito democratico, diffamatori. Nelle scorse settimane la Forleo aveva denunciato, prima in tv, poi con un esposto consegnato ai carabinieri, infine con una deposizione a Brescia, il clima di isolamento in cui si era venuta a trovare dal momento in cui aveva cominciato a maneggiare i fascicoli di Unipol e aveva messo il naso nei santuari del potere Ds. Aveva descritto le pressioni e i tentativi di intimidazione subiti, il pressing per ammorbidire i toni dei suoi provvedimenti. Aveva ingaggiato una polemica durissima con il tenente dell’arma di Brindisi Pasquale Ferrari e con i Pm della città pugliese, titolari dell’indagine sulle minacce subite dai suoi genitori, infine aveva chiamato in causa il Procuratore generale di Milano Mario Blandini che, nel corso di un incontro a Palazzo di giustizia, le avrebbe detto: «Qua ha chiamato D’Alema». Blandini l’aveva smentita.

Lei non si era fermata e aveva citato anche un’altra circostanza: l’incontro con Imposimato. L’ex giudice l’aveva messa in guardia: «Ci sono pressioni su Delli Priscoli perchè apra un procedimento su di te». Ora quel fascicolo, sussurrato dal tamtam del Palazzo per settimane, è realtà. E la Forleo, che se l’aspettava, lo liquida con poche parole: «E’ la cronaca di un evento annunciato». Per Delli Priscoli l’ordinanza è abnorme. Ma al gip vengono addebitati anche altri due episodi: le offese rivolte al tenente Ferrari per i ritardi dell’inchiesta sulle telefonate mute ricevute dai genitori del giudice prima di morire in un incidente stradale. Ancora, il violento battibecco nel 2005 con due poliziotti che avevano fermato un immigrato con metodi giudicati violenti. La coppia aveva risposto con una querela.

Ora Delli Priscoli chiede conto di tutte e tre le vicende. E il Csm già lunedì potrebbe aprire la procedura che porta al trasferimento per incompatibilità. Lei, invece, oggi sarà a Brescia per integrare il racconto sulle pressioni esercitate da soggetti istituzionali a proposito di Unipol.
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